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La questione dei diplomati magistrali ante 2001/2002 sembra essersi risolta definitivamente con il secondo pronunciamento della plenaria. In estrema sintesi, i giudici di Palazzo Spada negano che il solo possesso del titolo conferisca il diritto al ruolo senza sostenere un concorso. Almeno, la volontà espressa dal legislatore, con il decreto del Presidente della Repubblica del 23 luglio 1998, pare essere quella del porre una condizione: il concorso appunto.

La successiva modifica dell’ articolo 399 del Testo Unico avvenuta nel 1999 blinda la questione del reclutamento degli insegnanti di scuola primaria e dell’infanzia, condizionandola all’espletamento di una procedura concorsuale. Ma la plenaria, tanto la prima quanto la seconda, non affronta e non risolve ancora la questione della disparità di trattamento in seno ai possessori dello stesso titolo.

Discriminati in base all’anno

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La prima evidenza che balza agli occhi è la disparità di trattamento adottata nei confronti di chi ha impugnato il decreto ministeriale 235 del 2014. Ben 6000 docenti con diploma magistrale sono stati immessi definitivamente nelle Gae. Si tratta di un dato di fatto incontrovertibile che traccia una linea di demarcazione netta tra diplomati a cui è stato riconosciuto il diritto e diplomati a cui è stato negato.

Diplomati all’estero

C’è poi un’altra questione che il consesso dei giudici amministrativi non affronta e che rapporta direttamente alla disparità di trattamento. Il riferimento è alla vicenda dei diplomati rumeni che il Miur ha inserito in Gae. Il silenzio dell’amministrazione su questa vicenda inasprisce il contrasto di norme ed alimenta le ragioni degli appellanti.

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Fase di transizione

Nelle intenzioni del legislatore c’era quella di porre uno spartiacque tra il sistema di reclutamento antecedente il 1997 e quello successivo. Ne troviamo traccia evidente nel Decreto Presidenziale del 23 luglio 1998, n. 323. Ma in quale parte del decreto c’è scritto obbligo di superare un concorso? La successiva modifica del testo unico del ’99 ne disponeva la necessità. Ma è lecito modificare un regolamento senza disporre una disciplina transitoria?

Una sentenza tutta da decifrare

Agli occhi del lettore più attento non sfugge la risposta data dai giudici di Palazzo Spada ai controinteressati. Osservando quanto portano in deduzione, relativamente alla preoccupazione degli opponenti, pare di poter leggere che non può esistere la preoccupazione di essere scavalcati in graduatoria. Si tratta di un rischio potenziale che non può verificarsi, dicono i giudici. Ma un eventuale pronunciamento positivo sconvolgerebbe completamente le graduatorie.

Come si può giustificare questa posizione, se non con l’ indiretta ammissione che è ancora possibile inserire i diplomati magistrali in Gae? O si tratta forse di un suggerimento fornito alla politica di riconoscere definitivamente il diritto all’inserimento, ripristinando l’originaria suddivisione nelle tre fasce dei diplomati magistrali?