I sindacati nazionali hanno proclamato uno sciopero per il prossimo 12 marzo 2019. Questa data potrebbe segnare potenzialmente la fine dell’ eterno contenzioso tra il Miur e i diplomati magistrali. Si attende infatti la pronuncia della Cassazione sulla questione dell’eccesso di potere esercitato dall’amministrazione che sta determinando il depennamento dalle Gae di 55000 diplomati magistrali.

Un’altra pronuncia negativa protrarrebbe lo stato di precarietà nel quale versano questi docenti da oltre 20 anni. A loro si uniranno per lo sciopero anche tutti quelli della scuola secondaria che non hanno l’abilitazione.

Le richieste dei sindacati confederali

Sono sintetizzate essenzialmente in 5 punti principali. Per contrastare efficacemente la diffusione della precarietà che affligge il mondo della scuola si chiede:

  • un consistente piano di assunzioni dei docenti per coprire gli oltre 150.000 posti liberi che ci saranno dal 1° settembre 2019;
  • una fase transitoria in cui stabilizzare il lavoro dei docenti già abilitati o con 3 anni di servizio (180×3);
  • misure che risolvano in modo chiaro e definitivo i problemi generati dalla vertenza dei diplomati magistrali;
  • la stabilizzazione nell’organico di diritto dei 56.000 posti autorizzati tra organico di fatto e deroghe su sostegno su cui la scuola deve poter contare con continuità;
  • appropriate misure volte a garantire a tutte le regioni del sud organici adeguati, con l’obiettivo di diffondere il modello pedagogico/organizzativo del tempo pieno.
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Per l’occasione è stato scelto l’hashtag #iolavoroascuola, dando appuntamento alle ore 15.30 davanti a tutti gli Uffici scolastici provinciali.

Scongiurare il caos

L’effetto combinato prodotto dal meccanismo di quota 100 e del normale turnover annuale aggraverà la situazione di autentica emergenza. Le misure disposte dall’attuale esecutivo mediante i concorsi riservati sono completamente fallimentari dal punto di vista della stabilizzazione. Non è accettabile licenziare, nei fatti, oltre 30.000 diplomati magistrali che lavorano nelle scuole paritarie. È necessario ripensare ad una fase transitoria nella quale comprendere anche tutte le maestre della scuola primaria e dell’infanzia.