I diplomati magistrali rappresentano la categoria dei precari maggiormente discriminata dalla politica negli ultimi vent’anni. L’ultima, in ordine di tempo, è l’esclusione dal concorso straordinario dei docenti in possesso del servizio svolto nelle scuole paritarie. A questo proposito si è tenuta ieri, prezzo la Sala Caduti di Nassiriya del Senato della Repubblica, una conferenza stampa organizzata dal gruppo di Forza Italia.

La mozione

Il concorso straordinario, nelle intenzioni di questo governo, è stato bandito per sanare la posizione dei diplomati magistrali esclusi dalle GaE. Tuttavia, in seguito al requisito di accesso costituito dal possesso del servizio esclusivo nella scuola statale, in questo modo viene a compiersi l’ennesima discriminazione fra docenti in possesso dello stesso titolo. Eppure il Decreto legge 3 luglio 2001, n.255 recante – Disposizioni urgenti per assicurare l’ordinato avvio dell’anno scolastico 2001/2002 – convertito con modificazioni dalla legge L. 20 agosto 2001, n. 333, all’articolo 2, comma 2, sancisce la completa equiparazione dei servizi statali e paritari.

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L’obiettivo

La mozione dei senatori di Forza Italia Lonardo e Gallone evidenzia questa disparità e chiede al governo di impegnarsi a riconoscere valido il servizio presso le Scuole pubbliche paritarie anche come titolo di accesso, nonché a modificare il citato decreto legge 87/2018, nella parte in cui ammette il possesso del servizio prestato unicamente nella scuola pubblica statale, di fatto escludendo quello prestato nella scuola pubblica paritaria.

Strada sbagliata

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Il precariato non si contrasta con misure parziali che nulla hanno a che vedere con un Piano di Stabilizzazione che assolva alla necessità di ridurre il precariato ben oltre i termini stabiliti dal Decreto Madia, che quantifica il limite massimo di reiterazione del precariato in 36 mesi e non 180 giorni per 2 annualità come richiesto dal Concorso Riservato, determinando in tal modo una limitazione del contingente di personale precario non perfettamente in armonia con l’ articolo 33 della Costituzione.