mobilita scuola 2019, chiarimenti

In un recente comunicato stampa, il Coordinamento Nazionale Docenti della Disciplina dei Diritti Umani ha riportato in auge l’annosa questione Mobilità in Italia. Il Coordinamento vuole in primis evidenziare i dati negativi emergenti nel nostro Paese circa l’andamento demografico. Dati che riportano, appunto, una triste realtà: calo di nascite, aumento dell’indice di vecchiaia, trasferimento al Nord Italia.

Mobilità: le dichiarazioni dell’ISTAT

Riguardo la situazione demografica del nostro Paese, l’ISTAT ha segnalato che: ‘Nel Mezzogiorno ci sarà la riduzione più rilevante della quota di giovani fino a 14 anni di età: da circa il 14% nel 2017 all’11% nel 2065, con la possibilità di scendere anche al di sotto del 9%’. Per quanto riguarda invece il Centro e il Nord, qui si dovrebbe rimanere intorno al 10-15 percento.

Quante speranze per un docente di trasferirsi nella propria città?

Ora come ora, sono ben poche le speranze per un docente di poter rientrare nella propria città di residenza. Questa situazione, da un certo punto di vista, lo si può spiegare con le basse quote dovute a tale tipologia di mobilità, in quanto solamente il 50% dei posti vuoti e disponibili riguardano i trasferimenti, con un triennio ripartito nella modalità seguente: 2019-2020: 40% ai trasferimenti interprovinciali e 10% ai passaggi, 2020-2021: 30% ai trasferimenti interprovinciali e 20% ai passaggi, 2021-2025: 25% ai trasferimenti interprovinciali e 25% ai passaggi; dall’altra si prevede una riduzione delle fasce giovani e del trasferimento delle famiglie nelle città del Nord Italia.

Emergenza che cresce

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Il problema c’è, non lo si può negare, e aumenta assieme al disagio di migliaia di lavoratori del servizio Scuola. Tale fenomeno negativo va a disgregare numerose famiglia ogni anno, oltre ad una grande richiesta di denaro e di risorse umane di entità non trascurabile.

Il Coordinamento nazionale Docenti della Disciplina dei Diritti Umani fa notare come, nonostante le numerose richieste di SOS, di concreto è stato fatto davvero poco o niente. Qui di seguito proponiamo il comunicato originale da parte del professor Romano Pesavento, che ringraziamo.

Comunicato stampa Pesavento