L’AnDDL, il giorno dopo l’accordo sindacati governo per la stabilizzazione dei docenti precari con 36 mesi, ha diramato un comunicato stampa. Come anticipato in un altro nostro contributo, lo stato di agitazione è stato temporaneamente sospeso, in attesa della definizione dei dettagli che condurranno alla soluzione definitiva. Qui i motivi che hanno causato l’annuncio della sospensione dello sciopero.

Il senso delle richieste

Il tema centrale attraverso il quale si snoda la questione è strettamente legato alla natura dei percorsi abilitanti speciali che il governo si è impegnato a valutare. Il timore in seno ai docenti precari è quello di veder snaturare la modalità originariamente prevista dal decreto ministeriale del 2010. Ci si riferisce cioè alla possibilità di partecipare a questi percorsi speciali in virtù del requisito dei 36 mesi di servizio, accedendo ad un corso soggetto ad una valutazione finale alla presenza di un ispettore del Miur. Una diversa formulazione di tali percorsi, con selezione tanto in ingresso quanto in uscita, non potrebbe mai essere considerata una valida soluzione per contrastare il precariato di questa categoria di docenti.

Il Comunicato Stampa di AnDDL

Alla vigilia dell’incontro tra Governo, Miur e Sindacati è palpabile la tensione tra chi vive da anni la precarietà sulla propria pelle. Il 6 maggio si terrà l’incontro sul reclutamento del personale scolastico e mi sento in obbligo morale di rivolgere un appello a tutte le forze politiche e a tutte le sigle sindacali perchè questa sia l’occasione per chiudere una volta per tutte e dignitosamente, la vergognosa pagina del precariato nella scuola italiana“. Inizia così la nota del professor Pasquale Vespa, presidente dell’Associazione Nazionale Docenti per i Diritti dei Lavoratori.

L’APPELLO – “Alle 5 sigle sindacali che si siederanno ai Tavoli, chiedo a nome di tutti i precari storici, unità di intenti ma soprattutto unità della proposta. E un solo obiettivo: la stabilizzazione di chi ha in questi anni consentito il corretto funzionamento della scuola”.

LE PROPOSTE – “A tal proposito – continua il professore Pasquale Vespaesprimo alcune considerazioni e tento di fornire spunti di riflessione che possono essere alla base della doverosa sintesi che i sindacati faranno, per far fronte comune, e per andare incontro a quelle che sono le richieste dei lavoratori precari della conoscenza”.

In questi anni di confronto con tutte le forze politiche ho sempre registrato una forte ostilità verso la soluzione PAS 2013. Perché costoso dicevano, e non porta automaticamente al ruolo. Tranne che con il senatore Mario Pittoni della Lega, promotore da sempre di questa soluzione. Motivo per cui ho sempre parlato di Corso/Concorso abilitante per titoli e servizio Gruaduante – continua il professor Pasquale Vespa. Quindi con valore concorsuale per andare a costituire quella che possiamo chiamare la G36 ovvero la graduatoria dei 36 mesi di servizio da cui attingere a scorrimento per andare in ruolo dopo l’anno di prova“.

Ho sempre sostenuto – dice Vespa – che il corso abilitante a costo contenuto (es. 500 euro) potesse essere seguito direttamente in una scuola, contribuendo così direttamente a finanziare la scuola presso cui il precario lavora quell’anno o comunque una scuola del suo territorio. La Scuola Statale è ricca di professionalità per adempiere al ruolo di formazione dei suoi docenti! Ovviamente questa è una soluzione che mira alla stabilizzazione negli anni dei precari di Terza Fascia con esperienza. In questo caso la G36 sarebbe subordinata a chi è in GRME per non scavalcare nessuno! Sarebbe una rivisitazione del Pas 2013 senza l’avvio della farraginosa, lenta e costosa macchina dei concorsi“.

SECONDA PROPOSTA – “Ulteriore considerazione e quindi soluzione più articolata e decisamente con tempi legislativi più lunghi: sempre per non “scavalcare” nessuno dice Vespa e quindi chi è già abilitato o ha già fatto il concorso 2018 e per semplificare il proliferare delle graduatorie, sarebbe possibile costruire innanzitutto la nuova G36 con tutti i docenti con 36 mesi di servizio, abilitati e non abilitati ma con appunto il possesso dei 36 mesi di servizio e da stabilizzare. Da qui a scorrimento, arrivato il turno di un non abilitato, l’anno di prova potrebbe essere il Corso/Concorso di cui sopra al termine del quale si va in ruolo. E assumere al 33% da Gae dove esistono ancora, 33% da Gm e 33% da G36. Analogo discorso per chi ha 36 mesi sul sostegno”.

DA TRANSITORIO A NUOVA FORMULA DI RECLUTAMENTO – “Se poi si adottasse la soluzione, non una tantum ma stabilmente, esaurite le Gae (alle superiori sono esaurite) si potrebbe prevedere ogni due anni un concorso ordinario sul 50% dei posti disponibili e 50% da G36 rimpinguata da chi nel frattempo, lavorando da Terza Fascia, avrà maturato i 36 mesi di servizio”.

In pratica cosa voglio dire – conclude il professor Vespa -. Senza soffermarci sui dettagli, pochi concetti. Se si vuole stabilizzare, le soluzioni semplici ed indolori buone per tutti ci sono. Ci vuole solo la volontà politica per adottarle. Ecco perché se dovesse uscire un pastrocchio dai Tavoli di confronto i precari sarebbero ancora una volta umiliati. Sono anni che ragioniamo sul NOSTRO futuro, a voi la facoltà di adottare una soluzione efficace e che non prenda ancora una volta in giro chi campa onestamente del proprio lavoro. Abbiamo bisogno di essere stabilizzati anche se nel tempo, abbiamo diritto anche noi ad un pizzico di serenità”.