Scuola, stipendi maestri laureati inferiori a quelli dei colleghi della secondaria
Scuola, stipendi maestri laureati inferiori a quelli dei colleghi della secondaria

Uno studio effettuato dall’Anief ha evidenziato la discriminazione stipendiale tra gli insegnanti laureati che svolgono attività di insegnamento nella scuola del primo ciclo e i colleghi, anch’essi laureati, del secondo ciclo.

Stipendi laureati del primo ciclo inferiori ai colleghi della secondaria

Eppure le ore di lezione settimanali svolte da un docente della scuola primaria e dell’infanzia sono superiori a quelle del secondo ciclo. Viene sottolineato come il grado di responsabilità quotidiana nell’affidamento degli alunni, in tenera età risulti il più alto oltre al fatto che il grado di coinvolgimento professionale, anche con le famiglie, non è inferiore rispetto a quello che si instaura nella scuola secondaria. Anche se poi il livello di complessità dell’offerta formativa è minore, c’è da tener presente che la minore ricettività ad apprendere degli alunni del primo ciclo rende impegnativo, comunque, il raggiungimento degli obiettivi.

Anief sottolinea, inoltre, una normativa contenuta nella Legge 53 del 2003 dove c’è scritto chiaramente come in Italia si considera di pari dignità la formazione iniziale di ogni docente. Pertanto, non conta la scuola dove si presta servizio ma il titolo di accesso, anche ai fini della collocazione stipendiale.

Anief, Pacifico: ‘Per quale motivo permane tale discriminazione?’

Il presidente dell’Anief, Marcello Pacifico, ha commentato così: ‘Ritengo che questo problema debba essere affrontato nei tavoli di contrattazione con il Ministero dell’Istruzione: l’amministrazione pubblica, infatti, non può continuare ad utilizzare certi stratagemmi per fare cassa sui lavoratori. Un insegnante laureato ha affrontato in ogni caso una lunga serie di esami universitari, con notevoli sacrifici e costi annessi, ha acquisito un’abilitazione all’insegnamento e vinto un concorso pubblico per arrivare alla cattedra. Se le condizioni di partenza solo le stesse e il lavoro che svolge è uguale o comunque rientra nella stessa professionalità – conclude Pacifico – per quale motivo permane tale discriminazione?”