Il ritardo nella pubblicazione delle graduatorie di merito regionali del concorso riservato ai docenti abilitati influirà negativamente sull’avvio del prossimo anno scolastico. Di questo ne sono convinti tanto i sindacati, come affermato da Francesco Sinopoli della FLC CGIL per il quale occorre dare priorità assoluta a questo adempimento da parte degli USR, quanto dei docenti che hanno ultimato i colloqui orari previsti dal d.lgvo 59/2017. In merito il coordinamento nazionale Tfa ha diramato un comunicato.

Comunicato CNT

Ci siamo anche noi. In questi ultimi giorni di campagna elettorale e di annunci roboanti che prima o poi dovranno misurarsi con la realtà dei fatti, gli abilitati TFA stanno cercando di tenere alta l’attenzione sui problemi che ormai da tempo affliggono questa tanto bistrattata categoria di docenti selezionati e formati dallo Stato e con diversi anni di servizio sulle spalle. Impresa ahinoi piuttosto difficile: secondo una vulgata molto male informata, i tieffini sarebbero rimasti in “quattro gatti” dal momento che ormai “sono entrati tutti”. Tutto falso: dati alla mano, il nostro numero è di poco superiore ai quindicimila; molti di noi, inoltre, e in particolare chi ha svolto il concorso riservato nelle regioni meridionali, non verranno assunti se non nel medio-lungo periodo. Ecco perché non possiamo permetterci di rimanere in silenzio, ma al contrario stiamo facendo tutto il possibile per stabilire un’interlocuzione diretta con il mondo politico e sindacale.

Mercoledì 22 Maggio una nostra delegazione ha incontrato, presso la sede centrale del MIUR, alcuni dirigenti ministeriali e una rappresentanza del sindacato FLC CGIL. A entrambi abbiamo illustrato la situazione ancora molto precaria del concorso riservato, bloccato da mesi in varie regioni, al punto che diverse procedure di assunzione – da concludersi entro il 31/8 – rischiano di andare deserte nonostante l’effettiva disponibilità di posti. A che pro, ci siamo chiesti? Forse quello di gonfiare i numeri del prossimo concorso ordinario? Forse per lasciare qualche posto agli abilitati attraverso i futuri “percorsi speciali”? Ma soprattutto in che modo si giustificherà all’opinione pubblica l’ennesima annata di “supplentite”, con l’impiego di personale non qualificato, in particolare sulle cattedre di sostegno?

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È quello che abbiamo fatto presente ai nostri interlocutori ministeriali, i quali ci hanno assicurato che tutte le procedure verranno concluse in tempo utile per le assunzioni. È stato lo stesso ministro Bussetti, nel corso di un colloquio informale, a ribadire l’intenzione di portare a termine il transitorio in tempi brevi. Non ci resta dunque che aspettare i fatti.

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Anche i sindacati ci hanno garantito l’impegno a sbloccare il concorso riservato. Un altro punto molto importante emerso nel nostro colloquio ha riguardato la priorità della stabilizzazione dei docenti abilitati rispetto alle future immissioni. Per essere più chiari, sarebbe assurdo e illegittimo negare ai docenti più giovani, a quelli non ancora abilitati e a coloro che aspirano a fare questo mestiere, gli stessi diritti e le stesse opportunità che sono state concesse alle generazioni precedenti, ma al contempo è necessario approntare delle misure concrete affinché le attuali GMRE siano esaurite almeno nel medio periodo, senza creare delle code di attesa decennale come avvenuto per le GAE. Possiamo ritenere più che positivo il nostro colloquio con la rappresentanza della FLC CGIL, che si è dimostrata non solo molto ricettiva alle nostre istanze, ma anche ben informata riguardo alle problematiche della fase transitoria. Tuttavia preferiamo rimandare le nostre conclusioni al momento in cui avremo – finalmente? – una prova tangibile dell’impegno dei sindacati per la tutela dei diritti degli abilitati TFA e di tutti gli altri docenti in possesso del titolo abilitativo.

A questo vorremmo aggiungere un’ultima considerazione. La soluzione per mettere fine alla cosiddetta “guerra tra poveri” – e soprattutto alla sua retorica ormai abusata – , non è fare un unico calderone di tutte le categorie di precari, la notte in cui tutte le vacche sono nere e con esse i meriti e e le storie professionali di insegnanti già selezionati e formati dello Stato. L’unica soluzione a nostro avviso passa proprio dalla valorizzazione della specificità di ogni singola categoria, nell’interesse comune che dovrebbe essere in primo luogo quello di garantire agli studenti degli insegnanti all’altezza del compito. In parole povere, dobbiamo fare il possibile per reclutare i docenti migliori, ma non più attraverso delle prove dalle modalità discutibili e soprattutto incoerenti rispetto alle proprie finalità. Per fare questo, c’è bisogno di procedure chiare e trasparenti, con tempistiche certe e con delle stime attendibili sui posti banditi, in modo che chiunque voglia davvero fare l’insegnante sappia cosa lo Stato si aspetta da lui. Discutiamone insieme. Noi ci siamo.