Scuola, il caso della docente sospesa di Palermo: cosa sarebbe successo con l''autonomia differenziata'?
Scuola, il caso della docente sospesa di Palermo: cosa sarebbe successo con l''autonomia differenziata'?

Non si spegne l’eco delle polemiche sul caso della professoressa di Palermo sospesa per il video riguardante il vicepremier Matteo Salvini. Il articolo di Rossella Latempa sul ‘Manifesto’ pone l’attenzione a quello che sarebbe successo se la scuola pubblica italiana si fosse trovata in ‘regime di autonomia differenziata’? Eh si, perché il progetto della Lega, ‘pronto ad arrivare in Consiglio dei ministri, avrebbe disegnato veri e propri sistemi scolastici a sé stanti, uno per ciascuna regione, con piena potestà legislativa in tema di “organizzazione del sistema educativo regionale di istruzione”, oltre che “organizzazione del rapporto di lavoro”.

Tutta Italia si è mobilitata, soprattutto attraverso la rete social, mostrando solidarietà nei confronti della professoressa Rosa Maria Dell’Aria, il cui provvedimento di sospensione è stato vivacemente contestato dalla Valle D’Aosta sino, naturalmente, al profondo Sud.

Il caso della docente di Palermo e la proposta di legge sulla regionalizzazione

‘Come avrebbero reagito gli insegnanti e gli studenti della scuola piemontese, lombarda, emiliana – si chiede Rossella Latempa nel suo articolo – se una sanzione ritenuta sproporzionata o illegittima fosse stata data a un’insegnante della scuola veneta? Si sarebbero levati lo stesso sentimento di indignazione, la stessa partecipazione di oggi? Difficile crederlo. La frantumazione territoriale del senso di appartenenza ad un’istituzione nazionale e delle passioni da esso suscitate, sarebbero andate di pari passo con la frantumazione contrattuale e geografica. Il coinvolgimento sarebbe stato a scarto ridotto, il particolare avrebbe prevalso sull’universale: “Affare della scuola veneta”, si sarebbe detto; “compito degli insegnanti e dei sindacati veneti intervenire”, si sarebbe pensato.

Ecco perché la regionalizzazione dell’istruzione non sarebbe tanto un problema di efficienza ma quanto una questione culturale e politica. Oggi, nonostante le profonde disuguaglianze, esiste ancora una scuola nazionale, una scuola per la quale vale ancora la pena impegnarsi per una battaglia comune. Tutto questo non avverrà più con l’istruzione differenziata, ‘ogni regione avrà i suoi affari da sbrigare’.