Sugli ultimi episodi di cronaca nera che hanno registrato il suicidio di uno studente di 14 anni a Napoli per aver preso un brutto voto a scuola, l’opinione pubblica si divide sulle responsabilità. Sul banco degli imputati finiscono ancora una volta gli insegnanti. In merito vorrei poter dire la mia, immaginando di trovarmi davanti ad un microfono e ad un giornalista che mi pone delle domande.

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Presidente, ha letto le dichiarazioni del ministro Bussetti sulla vicenda del suicidio del ragazzino di 14 anni a Napoli per aver riportato tre insufficienze?

Sì e sono profondamente d’accordo con lui. Prendere un’ insufficienza non è la fine del mondo e si può sempre cercare di recuperare. È altrettanto evidente che maggiore sarà il sostegno da parte delle famiglie e più agevole sarà il compito degli insegnanti per supportare i ragazzi che una società sempre più orientata al risultato allontana sempre di più dai reali obiettivi, ossia formare e preparare individui pensanti.

L’onorevole Sgambato è stata protagonista di un post su Facebook che ha provocato la reazione veemente di tanti docenti. Sembra che non sia bastato precisare il senso delle dichiarazioni riportate in quel post.

Potrei dire che hanno ragione tutti: i docenti che si sono visti coinvolti in maniera capziosa in quella che, a mio modo di vedere, è una questione che non c’entra niente con la formazione degli insegnanti e l’onorevole che propone di rivedere il sistema di valutazione e reclutamento docenti. Questo non senza prima dolermi del fatto che la toppa si è rivelata peggiore del buco. L’onorevole Sgambato non ha escluso la responsabilità dei docenti quando ha commentato il brutto fatto di cronaca. Semmai ha gettato altra benzina sul fuoco, confermando la tesi di coloro che sostengono che il valore della formazione, in una scuola come quella che è diventata oggi, tutta protesa al risultato e allo sviluppo delle competenze a tutto svantaggio della didattica, sia insostituibile. Ma se invece intendeva rivedere il criterio di valutazione e di idoneità dei politici a ricoprire gli incarichi, allora mi trova perfettamente d’accordo.

Lo psicanalista Massimo Recalcati, di recente ospitato a Genova da una dirigente scolastica, ha riproposto il tema della formazione criticando il sistema scuola ed esortando i docenti a riflettere sui motivi per i quali più della metà di una classe ha un andamento non soddisfacente. In quale direzione sta andando la scuola oggi?

Ho avuto modo di leggere il pensiero di Massimo Recalcati e devo dire che le sue dichiarazioni mi hanno suscitato due sentimenti opposti. Da un lato convergo sicuramente quando afferma che sono stati dimenticati i nessi profondi tra i concetti di scuola e cura, dove la scuola è sempre di più associata ad un concetto di azienda. Dall’altro lato non mi sento di condividere le sue convinzioni quando propone di trasformare una sufficienza in un 6. Sono convinto che gli insegnanti non debbano sentirsi costretti in nessun modo a modificare i loro metodi di valutazione. Diversamente operando non solo verrebbero meno alla loro funzione ma non farebbero bene nemmeno ai ragazzi perché offrirebbero una visione distorta della realtà. Occorre comprendere, così come è stato insegnato alla mia generazione, che è necessario misurarsi con le contrarietà della vita per temprare il carattere. Le difficoltà non si aggirano, si superano.