Congedo

L’Unicobas Enna ci fornisce il Vademecum e gli allegati per il congedo biennale per assistenza familiare con handicap grave art. 42 D. L.vo 151/2001.

1) Normativa di riferimento

L’Art. 4 del d.lgs. n. 119 del 2011, che ha modificato la disciplina del congedo straordinario contenuta nell’art. 42, comma 5, del d.lgs. n. 151 del 2001.

Sono inoltre da tenere presenti:

  • Gli articoli 3, comma 3, e 4, comma 1, della Legge 5 febbraio 1992, n. 104.
  • Il comma 2 dell’art. 4 della legge 8 marzo 2000, n. 53.
  • La Circolare INPS n. 41/2009.
  • La Circolare INPS n. 32/2011.
  • La Circolare INPDAP n. 22/2011.
  • La Circolare INPS n. 62/2012.
  • La Circolare del Dipartimento della Funzione Pubblica n. 1/2012.
  • La Corte costituzionale con la sentenza n. 203/2013.
  • La Circolare INPS n. 159/2013.
  • L’INTERPELLO del Ministero del Lavoro n. 23/2014.
  • La Circolare INPS n. 38/2017.
  • Corte costituzionale sentenza n. 203 del 3 luglio 2013.
  • Sentenza della Corte Costituzionale 26 gennaio 2009, n. 19.
  • Messaggio INPS 3114/2018.
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2) La disabilità della persona da assistere deve essere con connotazione di gravità

L’art. 3, comma 3, della legge 104/92, si riferisce alla condizione di handicap con connotazione di gravità accertata da parte della apposita Commissione Medica INPS. La condizione di gravità è requisito inderogabile ed imprescindibile.

Per i soggetti, affetti da sindrome di Down, ai fini della fruizione del beneficio possono essere dichiarati in situazione di gravità ai sensi dell’art. 3 della legge 5.2.1992,  n. 104, oltre che dall’apposita Commissione ASP, anche dal proprio medico di base, previa richiesta corredata da presentazione del “cariotipo”. Nel caso in cui la certificazione riportante l’indicazione della sindrome di Down (sindrome accertata mediante esibizione del suddetto “cariotipo”) sia stata rilasciata dalla competente Commissione della ASP, non dovrà essere richiesta copia del “cariotipo”.

3) Per la fruizione del congedo la certificazione dell’handicap del familiare non deve essere stata riconosciuta da almeno 5 anni

L’art. 3 comma 106 della legge 350 del 2003 ha soppresso tale vincolo. Non esiste nessun vincolo temporale.

4) Soggetti legittimati alla fruizione del congedo – ordine non derogabile

Il comma 5 dell’art. 42 del decreto legislativo n. 151/2001 stabilisce la concessione del congedo straordinario in favore di soggetti con disabilità grave ai sensi dell’art.3, c. 3, della legge 104/92, non ricoverati a tempo pieno (superiore ad ore 24) presso una struttura specializzata o struttura ospedaliera, fissando un ordine di priorità dei soggetti aventi diritto al beneficio che, partendo dal coniuge, degrada fino ai parenti e affini di terzo grado.

Il congedo è concesso solo se si è conviventi col familiare disabile (requisito non richiesto per i genitori che assistono il figlio disabile) e in caso di mancanza, decesso o in presenza di patologie invalidanti degli altri soggetti individuati dalla norma, secondo il seguente ordine di priorità:

  1.  il “coniuge convivente” / la “parte dell’unione civile convivente”della persona disabile in situazione di gravità.
  2. il padre o la madre, anche adottivi o affidatari, della persona disabile in situazione di gravità, in caso di mancanza, decesso o in presenza di patologie invalidanti del “coniuge convivente”/della “parte dell’unione civile convivente”;
  3. uno dei “figli conviventi”della persona disabile in situazione di gravità, nel caso in cui il “coniuge convivente”/ la “parte dell’unione civile convivente” ed entrambi i genitori del disabile siano mancanti, deceduti o affetti da patologie invalidanti;
  4. uno dei “fratelli o sorelle conviventi”della persona disabile in situazione di gravità nel caso in cui il “coniuge convivente”/la “parte dell’unione civile convivente”, “entrambi i genitori” ed i “figli conviventi” del disabile siano mancanti, deceduti o affetti da patologie invalidanti;
  5. un “parente o affine entro il terzo grado convivente”della persona disabile in situazione di gravità nel caso in cui il “coniuge convivente”/la “parte dell’unione civile convivente”, “entrambi i genitori”, i “figli conviventi” e i “fratelli o sorelle conviventi” siano mancanti, deceduti o affetti da patologie invalidanti.

E’ chiaro che, per fare un esempio concreto, se presente il coniuge di una persone disabile, il figlio non può chiedere il congedo in quanto il coniuge è in posizione sovraordinata rispetto al figlio e così via. In altre parole l’ordine dei soggetti possibili beneficiari è stato indicato direttamente ed espressamente dalla legge, la quale ha pure stabilito le condizioni in cui si può “scorrere” in favore del legittimato di ordine successivo, tale ordine non è assolutamente derogabile. Inoltre non è possibile accogliere dichiarazioni di rinuncia alla fruizione al fine di far “scattare” la legittimazione del soggetto successivo, né dare rilievo a situazioni di fatto o di diritto che non siano state esplicitamente considerate nella norma (come, ad esempio, la circostanza che il coniuge convivente sia lavoratore autonomo o imprenditore).

Neanche considerando l’età avanzata di uno dei familiari infatti l’età avanzata di uno dei familiari non permette da sola lo “scorrimento” di parentela. La legge consente l’ampliamento della platea dei familiari legittimati a fruire del congedo di cui all’art. 42, comma 5, solo in presenza di una delle situazioni individuate dal medesimo decreto, comprovate da idonea documentazione medica. Ciò in quanto si ritiene che i soggetti affetti da tali patologie non siano in grado di prestare un’adeguata assistenza alla persona in condizioni di handicap grave.

In base a quanto sopra il diritto a fruire dei congedi in questione può essere goduto da un soggetto diverso dal precedente “titolare” solo in ragione delle ipotesi tassativamente indicate dal Legislatore, fra le quali rientra quella legata alla presenza di “patologie invalidanti”. In tal senso, pertanto, l’età avanzata del titolare del diritto non costituisce un requisito sufficiente per legittimare il godimento del congedo da parte di altri soggetti titolati.

5) La convivenza

Con il  termine “convivenza” si deve fare riferimento, in via esclusiva, alla residenza, luogo in cui la persona ha la dimora abituale, ai sensi dell’art. 43 cod. civ., non potendo ritenersi conciliabile con la predetta necessità la condizione di domicilio né la mera elezione di domicilio speciale previsto per determinati atti o affari dall’art. 47 c.c.). Si riconduce il concetto di convivenza a tutte le situazioni in cui sia il disabile che il soggetto che lo assiste abbiano la residenza nello stesso Comune, riferita allo stesso indirizzo: stesso numero civico anche se interni diversi – Circolare Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, 18 febbraio 2010, prot. 3884. Questo requisito è provato mediante la produzione di dichiarazioni sostitutive, rese ai sensi degli artt. 46 e 47 D.P.R. n. 445 del 2000, dalle quali risulti la concomitanza della residenza anagrafica e della convivenza, ossia della coabitazione (art. 4 del D.P.R. n. 223 del 1989). Tale requisito potrà altresì ritenersi soddisfatto anche nei casi in cui sia attestata, mediante la dovuta dichiarazione sostitutiva, la dimora temporanea (che comunque non spetta se si è già residenti in quel comune), ossia l’iscrizione nello schedario della popolazione temporanea di cui all’art. 32 del d.P.R. n. 223 del 1989, pur risultando diversa la dimora abituale (residenza) del dipendente o del disabile.

Le amministrazioni disporranno per gli usuali controlli al fine di verificare la veridicità delle dichiarazioni (art. 71 del citato d.P.R. n. 445 del 2000). Il requisito della “convivenza” sarà quindi accertato d’ufficio previa indicazione da parte dell’interessato degli elementi indispensabili per il reperimento dei dati inerenti la residenza anagrafica, ovvero l’eventuale dimora temporanea (vedi iscrizione nello schedario della popolazione temporanea di cui all’art.32 D.P.R. n. 223/89), ove diversa dalla dimora abituale (residenza) del dipendente o del disabile.

6) Concetto di mancanza (o di patologie invalidanti) dei familiari dei punti precedenti

Deve essere intesa non solo come situazione di assenza naturale (decesso) e giuridica (celibato o stato di figlio naturale non riconosciuto), ma deve ricomprendere anche ogni altra condizione ad essa giuridicamente assimilabile, continuativa e debitamente certificata dall’autorità giudiziaria o da altra pubblica autorità, quale: divorzio, separazione legale o abbandono, detenzione.

  • parenti di secondo grado: nonni, nipoti (figli dei figli);
  • parenti di terzo grado: bisnonni, zii, nipoti (figli di fratelli e/o sorelle), pronipoti in linea retta.
  • affini di primo grado: suocero/a, nuora, genero, patrigno e matrigna, con figliastri;
  • affini di secondo grado: cognati (non sono affini il coniuge del cognato ovvero i cognati e le cognate di mia moglie; né sono affini tra loro i mariti di due sorelle);
  • affini di terzo grado: moglie dello zio, il marito della zia, la moglie del nipote e il marito della nipote.

7) La parte dell’unione civile ha diritto alla fruizione del congedo

Il congedo può essere fruito dalla parte di un unione civile che assiste l’altra parte dell’unione.

L’unito civilmente è incluso, in via alternativa e al pari del coniuge, tra i soggetti individuati prioritariamente dal legislatore ai fini della concessione del beneficio in parola, sempre che sia convivente.

8) Convivenza di fatto

Il convivente di fatto, che presti assistenza all’altro convivente, può usufruire unicamente dei permessi dei 3 giorni di permesso ai sensi dell’art. 33 della legge n. 104/92.

9) La parte dell’unione civile può richiedere il congedo per un parente dell’unito

La parte dell’unione civile e i parenti dell’altra non costituiscono un rapporto di affinità. Pertanto, a differenza di quanto avviene per i coniugila parte di un unione civile può usufruire del congedo straordinario unicamente nel caso in cui presti assistenza all’altra parte dell’unione e non nel caso in cui l’assistenza sia rivolta ad un parente dell’unito, non essendo riconoscibile, in questo caso, rapporto di affinità.

10) Patologia invalidante

Ai fini dell’individuazione delle “patologie invalidanti”, in assenza di un’esplicita definizione di legge, bisognerà prendere a riferimento soltanto quelle, a carattere permanente, indicate dall’art. 2, comma 1, lettera d), numeri 1, 2 e 3 del Decreto Interministeriale  n. 278 del 21 luglio 2000 (Regolamento recante disposizioni di attuazione dell’articolo 4 della L. 8 marzo 2000, n. 53, concernente congedi per eventi e cause particolari), che individua le ipotesi in cui è possibile accordare il congedo per gravi motivi di cui all’art. 4, comma 2, della legge n. 53 del 2000.

11) Durata del congedo

Il congedo non può superare la durata complessiva di due anni per ciascuna persona portatrice di handicap e nell’arco della vita lavorativaindipendentemente dal numero dei familiari assistiti. Il limite complessivo di durata del congedo è di due anni nell’arco della vita lavorativa del dipendente, indipendentemente dal numero di familiari assistiti.

Sostanzialmente mentre ciascuna persona in situazione di handicap grave ha diritto a due anni di assistenza a titolo di congedo straordinario da parte dei famigliari individuati dalla legge, dall’altro, il famigliare lavoratore che provvede all’assistenza può fruire di un periodo massimo di due anni di congedo per assistere i famigliari disabili.

Per esempio, si potrà i fruire del congedo, come referente unico e nei limiti stabiliti dalla legge prima per l’uno e poi per l’altro genitore, sempreché il contatore non superi complessivamente i 24 mesi.

12) Il congedo non può essere riconosciuto a più di un lavoratore per l’assistenza alla stessa persona in situazione di handicap grave

Il congedo straordinario non può essere riconosciuto a più di un lavoratore per l’assistenza alla stessa persona disabile in situazione di gravità.

13) Non è possibile che un lavoratore fruisca del congedo biennale e contemporaneamente un altro lavoratore fruisca dei 3 giorni di permesso ai sensi dell’art. 33 della legge n. 104/92 sempre per assistere lo stesso familiare

Qualora per l’assistenza ad una persona disabile in situazione di gravità risulti già esistente un titolare di permessi ai sensi dell’art. 33 della legge n. 104/92, un eventuale periodo di congedo straordinario potrà essere autorizzato solo in favore dello stesso soggetto già fruitore dell’altro beneficio. Il nuovo comma 5-bis del d.lgs. n. 119 del 2011 dando rilievo alla particolarità del rapporto genitoriale, prevede specifiche disposizioni in deroga a favore dei genitori. Infatti, ai genitori, anche adottivi, di figli disabili in situazione di gravità viene riconosciuta la possibilità di fruire di entrambe le tipologie di  benefici per lo stesso figlio anche alternativamente, fermo restando che nel giorno in cui un genitore fruisce dei permessi, l’altro non può utilizzare il congedo straordinario.

La fruizione di tali benefici deve intendersi alternativa, trattandosi di istituti rispondenti alle medesime finalità di assistenza al disabile in situazione di gravità. Pertanto, i genitori possono fruire dei permessi di tre giorni mensili, permessi di due ore al giorno, prolungamento del congedo parentale anche in maniera cumulata con il congedo straordinario nell’arco dello stesso mese, mentre è precluso il cumulo dei benefici nello stesso giorno. La conclusione vale anche nel caso in cui la fruizione delle agevolazioni avvenga da parte di un solo genitore, che, pertanto, nell’arco dello stesso mese può fruire del congedo ex art. 42, commi 5 ss., D.Lgs. n. 151 del 2001 e dei permessi di cui all’art. 33, commi 2 e 3, della l. n. 104 del 1992 o del prolungamento del congedo parentale.

NOTA BENE

Il congedo straordinario può essere concesso ad un genitore nello stesso periodo in cui l’altro genitore fruisca del congedo di maternità o del congedo parentale per il medesimo figlio. I benefici in oggetto, infatti, sono previsti in favore di due situazioni completamente diverse e non contemporaneamente tutelabili tramite l’utilizzazione di un solo istituto.

14) È possibile fruire nello stesso mese del congedo biennale e dei 3 giorni di permesso ai sensi dell’art. 33 della legge n. 104/92 per assistenza allo stesso familiare.

Il dipendente che assiste una persona in situazione di handicap grave nell’ambito dello stesso mese può fruire del congedo straordinario e del permesso di cui all’art. 33, comma 3, della l. n. 104 del 1992.

Nel caso di fruizione cumulata nello stesso mese del congedo (ovvero di ferie, aspettative od altre tipologie di permesso) e dei citati permessi di cui all’art. 33, comma 3, da parte del dipendente a tempo pieno questi ultimi spettano sempre nella misura intera stabilita dalla legge (3 giorni) e non è previsto un riproporzionamento.

Pertanto, per fare un esempio, il dipendente che dovesse fruire del congedo straordinario fino al 12 del mese può poi fruire, sempre per lo stesso mese, dei 3 gg. di permesso di cui all’art 33 legge 104/92. Questi ultimi permessi rimangono quindi sempre in numero di 3 gg. e non devono essere riproporzionati.

15)  Documentazione bisogna presentare ai fini della concessione del congedo da presentare al Dirigente Scolastico:

Il dipendente che intenda fruire del congedo deve:

  • presentare copia autenticata del certificato attestante l’handicap rilasciato dalla competente commissione medica legge 104/1992 operante presso l’Asl di riferimento oppure copia in stampa originale del verbale in formato elettronico rilasciato dall’INPS;
  • autocertificare il grado di parentela con il disabile.
  • dichiarare i dati inerenti la residenza anagrafica, ovvero l’eventuale dimora temporanea (vedi iscrizione nello schedario della popolazione temporanea di cui all’art.32 D.P.R. n. 223/89), ove diversa dalla dimora abituale (residenza). Dichiarazione non richiesta nel caso di assistenza al figlio disabile.
  • dichiarare che il disabile non è ricoverato a tempo pieno in istituto specializzato.
  • se si fruisce del congedo per “scorrimento” di parentela rientrando nei casi di “mancanza” o “patologie invalidanti”, autocertificare le prime (es. celibato o stato di figlio naturale non riconosciuto ecc.) e produrre copia della certificazione delle seconde.
  • presentare dichiarazione da parte degli altri familiari in cui si evince che non vi è contemporaneità di fruizione del congedo ovvero che nessun altro stia fruendo del congedo o dei permessi di cui all’art. 33, comma 3, della l. n. 104 del 1992.

In sintesi fatte salve eventuali integrazioni documentali richieste dalla specifica situazione:

– verbale della commissione medica integrata ASL/INPS, in originale o in copia conforme all’originale, dal quale si evinca il riconoscimento di handicap grave ai sensi dell’art. 3, comma 3, della legge n. 104/1992;

– domanda amministrativa completa dei dati anagrafici del richiedente e del soggetto portatore di handicap grave, nonché del periodo di congedo straordinario del quale si intende fruire ai sensi dell’art. 42 del d. lgs. n. 151/2001;

– dichiarazione resa ai sensi degli artt. 46 e 47 (con le modalità di cui all’art. 38) del d.P.R. n. 445/2000, corredata di copia fotostatica di un documento di identità del richiedente, che attesti:

– il grado di parentela con il soggetto portatore di handicap in situazione di gravità, specificando, in caso di degradazione dell’ordine di priorità stabilito dalla norma, che i soggetti prima legittimati alla fruizione del congedo siano mancanti, deceduti o affetti da patologie invalidanti (in quest’ultimo caso occorre produrre idonea certificazione medica);

– la convivenza con il soggetto portatore di handicap grave (requisito non richiesto solo nel caso in cui il richiedente sia il genitore);

– che il portatore di handicap in situazione di gravità non sia ricoverato a tempo pieno, salvo che in tal caso sia richiesta dai sanitari la presenza del soggetto che presta assistenza;

– che durante il periodo di congedo richiesto per assistere il figlio, l’altro genitore non fruisca del medesimo congedo, nonché di permessi orari o giornalieri di cui all’ art. 33, commi 2 e 3, della legge 104/92;

– che il congedo fruito non abbia superato la durata complessiva di due anni per ciascuna persona portatrice di handicap e nell’arco della vita lavorativa del richiedente.

16) Eccezione al requisito della assenza del ricovero a tempo pieno

Si potrà comunque fruire del congedo nel caso di ricovero del familiare a tempo pieno presso una struttura specializzata nei seguenti casi:

  • interruzione del ricovero a tempo pienoper necessità del disabile in situazione di gravità di recarsi al di fuori della struttura che lo ospita per effettuare visite e terapie appositamente certificate (messaggio n. 14480 del 28 maggio 2010);
  • ricovero a tempo pieno di un disabile in situazione di gravità in stato vegetativopersistente e/o con prognosi infausta a breve termine (circolare n. 155 del 3 dicembre 2010, p.3);
  • ricoveroa tempo pieno di un soggetto disabile (anche diverso dal figlio) in situazione di gravità per il quale risulti documentato dai sanitari della struttura il bisogno di assistenza da parte di un genitore o di un familiare.

17) Concessione del congedo

Il Dirigente Scolastico ha60 giorni di tempo per emettere il congedo. Ovviamente questo è il tempo massimo che ha a disposizione. Il congedo, una volta accertata la correttezza e la completezza della documentazione presentata, dovrebbe essere concesso fin da subito (considerato il fine del congedo è infatti auspicabile una concessione immediata dello stesso). Si consiglia ai dipendenti che chiedono la fruizione del congedo di non ritenersi in congedo fino a quanto il D. S. non emette il decreto.

 

18) In caso di frazionabilità del congedo ed eventuali giorni festivi

Ai fini della frazionabilità del congedo biennale, tra un periodo e l’altro di fruizione, è necessaria, affinché non vengano computati nel periodo di congedo i giorni festivi, i sabati e le domeniche, l’effettiva ripresa del lavoro.

Il requisito della ripresa del lavoro non è richiesto nei casi di domanda di congedo dal lunedì al venerdì (nell’ipotesi di settimana corta, il sabato e la domenica antecedenti la ripresa del lavoro non sono conteggiati, sempreché non si presenti una nuova richiesta di congedo dello stesso tipo per il lunedì successivo), né nella fruizione di ferie oppure malattia in prosieguo. In questo caso, cioè nell’ipotesi di giorni di ferie collocate immediatamente dopo il congedo, con una ripresa quindi dell’attività lavorativa, le giornate festive ed i sabati (in caso di settimana corta) non vanno computate in conto congedo.

 

19) Altre notizie

Durante il congedo si percepisce un’indennità.

L’indennità è pari alla retribuzione percepita nell’ultimo mese di lavoro che precede il congedo ad esclusione delle voci che non risultano fisse e continuative.

La prestazione deve essere corrisposta in misura giornaliera, per tutti i giorni di durata del congedo, in quanto questo può essere fruito in maniera frazionata (a giorni).I periodi di congedo straordinario non sono computati ai fini della maturazione di ferie, tredicesima, trattamento di fine rapporto e trattamenti di fine servizio, ma, essendo coperti da contribuzione, sono validi ai fini del calcolo dell’anzianità.I periodi di congedo sono riconosciuti nell’anzianità di servizio del personale della scuola intesa come punteggio spendibile dal personale a tempo indeterminato (valido quindi ai fini della mobilità e delle graduatorie interne) e a tempo determinato (valido quindi per l’aggiornamento delle GAE/GI).

NOTA BENE: Particolare attenzione andrà posta da parte delle Istituzioni Scolastiche nel  caso in cui la fine di un periodo di assenza anche vario titolo coincida con l’inizio della sospensione delle attività didattiche (quali i giorni non festivi del periodo natalizio, pasquale o estivo). In tale ipotesi, poiché la funzione dei docenti si esplica non solo con l’insegnamento nelle classi, ma anche con la partecipazione ad altre attività collaterali individuali e collettive, la sospensione delle attività didattiche di fatto non preclude l’effettiva ripresa del servizio al termine del periodo di assenza. E’ appena il caso di precisare che ricade nella responsabilità del capo di istituto la dichiarazione da allegare al decreto  dell’avvenuta ripresa del servizio). In tal caso può essere ritenuta valida per dare  fondamento alla dichiarazione di ripresa del servizio anche una dichiarazione  firmata di “messa a disposizione alla scuola” inviata come volontà di interrompere il congedo, ma questo non certo in un giorno di chiusura della scuola o in un giorno festivo.

 

20) Tutori legali ed Amministratori Sostegno

Il tutore o l’amministratore di sostegno che assista con sistematicità ed adeguatezza la persona con handicap grave puòottenere i permessi lavorativi solo se è anche ilconiuge o un parente o un affine fino al terzo grado della persona con handicapgrave o meglio soggetto inserito nell’ordine non derogabile sopra citato. Le legge, infatti, potrebbe individuare come a.s. e t.l. anche soggetti non parenti e/o affini (Sindaci, Avvocati, ecc.)

ALLEGATI:

A cura di Unicobas Scuola & Università Enna e con la collaborazione di Eugenio Cipolla.

UNICOBAS SCUOLA & UNIVERSITA’ SICILIA

PER LA SEGRETERIA REGIONALE

Dott. Marco Monzù Rossello

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