Rispetto peri diplomati magistrali
Rispetto peri diplomati magistrali

Per i diplomati magistrali vale il detto di Totò: gli esami non finiscono mai. Questo è tanto più vero se si pensa al concorso riservato che sta producendo ulteriori danni ad una categoria ingiustamente vessata dalla giustizia, sbeffeggiata dalla stampa nazionale, aggredita da colleghi investiti da uno smisurato ego e da una conoscenza stravolta delle normative giuridiche che si sono succedute negli ultimi vent’anni.

Le fakes della stampa nazionale

Per una strana coincidenza, ogni volta che il governo pensa ad una soluzione per i diplomati magistrali estromessi dalle Gae esce fuori il solito pennivendolo, prezzolato dai poteri forti, che comincia ad insultare la categoria dichiarandola inadatta ad insegnare perché non ha mai fatto un concorso. Peccato che chi lo abbia già fatto si sia reso protagonista di numerosi episodi di violenza in danno dei bambini, di cui la cronaca ci offre in continuazione delle tristissime testimonianze.

Strano che nessun sommo professore universitario abbia mai spinto per promuovere dei corsi di formazione e di aggiornamento per una categoria che aveva affrontato l’ultimo concorso 20 anni fa. Le esigenze didattiche sono cambiate profondamente da allora. Questo lo sanno molto bene i formatori dei corsi rivolti ai laureandi in Scienze della Formazione Primaria, altra categoria che oggi batte i piedi perché vorrebbe che il governo non replicasse il concorso straordinario per consentire ai diplomati magistrali esclusi dalla prima sessione, per la mancanza delle 2 annualità di servizio nelle ultime 8, di avere le stesse chances dei colleghi più fortunati (si fa per dire).

Lo spezzatino

La giustizia amministrativa ha prodotto un’incredibile disparità di giudizio all’interno della categoria dei diplomati magistrali. Chi ha avuto la fortuna di affrontare il primo ricorso per l’inserimento in Gae ha ottenuto una sentenza favorevole passata in giudicato che ha blindato il ruolo. Anche a voler salvare la disparità di trattamento prodotta dai diversi collegi giudicanti che di volta in volta si succedevano al TAR, la vicenda della plenaria rimane una macchia (un’altra) sull’imparzialità dei Giudici.

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Non ci si può sorprendere pertanto se, coloro che hanno ottenuto il ruolo con la clausola risolutiva espressa di scioglimento in caso di esito negativo del contenzioso oggi, per garantire quella continuità didattica tanto cara a quella parte di politica che in questa vede un pilastro fondamentale di una scuola al passo con le esigenze quotidiane, chiedono di essere confermati sullo stesso posto anche in caso di chiamata dalle graduatorie di merito regionali.

Un rimedio peggiore della toppa

Se siamo arrivati a questo punto è indubbio che le responsabilità della situazione che si è venuta a creare siano tutte a carico della politica. La soluzione più ovvia e razionale a tutto questo marasma sarebbe stata riaprire le Gae ai diplomati magistrali ante 2001/2002. Parallelamente andavano ripristinate le tre originarie fasce in cui erano suddivise, operando la migrazione in prima fascia dei docenti storici per garantire la precedenza nello scorrimento in ruolo.

Il titolo è abilitante sin dal 1997 (Decreto Berlinguer) e fino al 2007, anno di chiusura delle Gae, dava pieno titolo all’inserimento all’interno di queste. Anche dopo, stando alle prime sentenze del Consiglio di Stato (anno di grazia 2014).

Ma i politici che si sono succeduti hanno preferito annodarsi dietro a cavilli normativi e bizzarri provvedimenti di salvaguardia in favore di altri docenti. Oggi non avremmo gruppi e fazioni che si contrappongono con veemenza e vanno a tirare per la giacchetta i politici proponendo soluzioni cervellotiche.

Quanto alla stampa che dire…… evidentemente molti giornalisti hanno un conto in sospeso con i maestri e le maestre dell’epoca. Non c’è altra spiegazione.