Professione Insegnante ha lanciato la sua petizione contro la Regionalizzazione della scuola, illustrando i rischi concreti. In questo momento, la petizione ha superato le 45.000 firme. Chunque può apporre firma, inserendo solo nome, cognome e indirizzo email.

La petizione di PI contro la regionalizzazione

Nella petizione di PI contro l’autonomia differenziata si cita l’articolo 117 della Costituzione italiana, che recita alla lettera: “Lo Stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti materie… n) norme generali sull’istruzione.” Si sottolinea il fatto che la regionalizzazione della pubblica istruzione è una proposta incostituzionale, spiegandone motivi e conseguenze.

“La regionalizzazione dell’istruzione mira a differenziare classi di dipendenti dello Stato, diversificare gli stipendi, diversificare la spesa sulla scuola. La scuola deve essere unica, accessibile e di qualità su tutto il territorio nazionale senza differenze tra regioni eccezione fatta per quelle a statuto speciale laddove l’istruzione è materia di differenziazione.

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Le motivazioni secondo le quali le regioni pagano e progettano l’istruzione in base alla loro “ricchezza” sono prive di fondamento in un Paese dove le imprese e il mercato del lavoro non hanno confini. Una azienda che ha sede legale a Milano ma opera in Sicilia, come spesso avviene, per ragioni puramente logistiche non può considerarsi portatrice di PIL e ricchezza solamente laddove ha sede. Lo Stato ha il dovere di fornire la stessa offerta formativa e di istruzione a TUTTI i cittadini sul territorio nazionale senza alcuna eccezione se non per le minoranze linguistiche menzionate nella stessa Costituzione e appositamente normate. Fornire, quindi, una diversa qualità dell’istruzione basata su una metrica discutibile quale la “ricchezza prodotta dal territorio” lede gli stessi principi della Carta Costituzionale.”

 Per leggere e firmare LA PETIZIONE