Sulla regionalizzazione il vertice condotto a Palazzo Chigi ieri sera non ha prodotto l’effetto sperato dalla Lega. Le posizioni dei due alleati di governo sono ancora distanti e il presidente Conte ha rinviato il tutto ad una nuova riunione che si terrà giovedì. Di Maio ha già chiarito la posizione del MoVimento 5 Stelle. Senza la garanzia dei Lep (livelli essenziali delle prestazioni) non se ne fa di nulla. L’Italia è una e indivisibile e tale deve rimanere.

I timori della scuola

Nei giorni immediatamente precedenti il vertice di maggioranza che in agenda vedeva il tema della riforma tanto voluta dagli uomini di Salvini, tutti i sindacati e i docenti della scuola avevano già espresso la loro netta contrarietà alla regionalizzazione. Applicarla anche alla scuola significherebbe ampliare l’enorme divario già esistente tra il nord e il sud d’Italia.

La bocciatura senza appello

Un sondaggio condotto tra i docenti, condotto su un campione di 853 partecipanti, ha restituito un risultato netto ed inequivocabile. I favorevoli sono stati 22; altri 6 hanno espresso l’auspicio che vengano apportati dei correttivi e 844 sono i contrari senza se e senza ma. Con il 99% di no tutti i docenti, precari e di ruolo, chiudono ad ogni possibilità di modificare l’assetto nazionale del settore istruzione.

I motivi

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In molti vedono nel provvedimento di regionalizzazione la prosecuzione dell’opera già iniziata dal PD. Al di là delle posizioni pregiudiziali di qualcuno, in tanti hanno argomentato il perché della contrarietà. Al centro ci sono le forti differenze nei prezzi tra una regione e l’altra. Un insegnante meridionale al Sud riuscirebbe ancora a pagare un affitto. Al nord, a parità di stipendio, la vita diventerebbe impossibile.