Scuola, definì i docenti del Sud 'capre deportate': si torna a parlare del giornalista Fabrizio Rondolino
Scuola, definì i docenti del Sud 'capre deportate': si torna a parlare del giornalista Fabrizio Rondolino

Probabilmente i nostri lettori ricorderanno le dichiarazioni polemiche rilasciate dal giornalista e blogger, Fabrizio Rondolino, nei confronti degli insegnanti (in particolare) del Sud che protestavano contro l’algoritmo della mobilità introdotto dalla riforma Buona Scuola.

Insegnanti del sud definite ‘capre deportate’

Rondolino parlò di ‘capre deportate’ oltre a chiedersi come mai la Polizia non avesse riempito di botte gli insegnanti, liberando così il centro di Roma dalla protesta. ‘Se gli insegnanti del sud conoscessero l’italiano, capiremmo che vogliono’, ebbe a dire Rondolino che tra l’altro disse anche che gli insegnanti del sud non vogliono farsi valutare perché valgono poco’.

L’avvocato dei Partigiani della Scuola Pubblica, Gianfranca Bevilacqua, presentò un esposto contro Fabrizio Rondolino, ex direttore dell’Unità. L’ODG del Lazio ha provveduto a sanzionare il giornalista che ha ricevuto l’avvertimento e ha risposto polemicamente su Facebook.

La risposta di Rondolino su Facebook

‘Grazie al tempestivo intervento dell’Ordine dei giornalisti del Lazio – dice Rondolino – l’integrità morale e la deontologia dei giornalisti italiani è salva.
Tre anni fa un’insegnante ha presentato un esposto all’Ordine e una denuncia alla Procura di Lamezia Terme contro alcuni miei tweet fortemente polemici sulle manifestazioni contro la legge “Buona Scuola”. Il Terzo Collegio del Consiglio Territoriale di Disciplina del Lazio e la Procura di Lamezia hanno archiviato le denunce, ma l’insegnante ha ritenuto di presentare un secondo esposto. E il Secondo Collegio, più attento del Terzo all’integrità morale della categoria, mi ha condannato lo scorso 3 luglio alla pena dell’Avvertimento (qualunque cosa questo significhi) perché i miei tweet “risultano lesivi dei diritti fondamentali delle persone”.
Due o tre quotidiani nazionali pubblicano regolarmente titoli e articoli che incitano all’odio razziale, all’omofobia, alla xenofobia, mentre un altro quotidiano è impegnato nella distruzione sistematica delle vite di chi ha ricevuto un semplice avviso di garanzia, ma non mi risulta che l’Ordine sia mai intervenuto: e per fortuna, perché l’articolo 21 della nostra Costituzione non è, o non dovrebbe essere, un dettaglio trascurabile. O forse l’Ordine non interviene perché la xenofobia e il giustizialismo sono parte costituente del programma di governo?
Non conosco i miei giudici (non so se abbiano mai scritto un articolo), non ho risposto alla loro convocazione, non presenterò ricorso, e francamente dell’Ordine dei giornalisti me ne infischio: però sono contento che i principi deontologici della professione siano al sicuro.’