Scuola, addio chiamata diretta ma qualcosa non torna: ecco cosa cambia dopo l'OK del Senato
Scuola, addio chiamata diretta ma qualcosa non torna: ecco cosa cambia dopo l'OK del Senato

Il Senato ha dato il via libera al disegno di legge che abolisce l’istituto della chiamata per competenze dei docenti, meglio conosciuta come ‘chiamata diretta’. In Aula, come riferito dall’agenzia di informazione Ansa, il provvedimento ha ottenuto 146 sì, 66 no e 9 astenuti. Il testo ora passerà all’esame della Camera. Il provvedimento provvede ad abolire la normativa riguardante la chiamata diretta dei docenti, normativa che venne introdotta con la legge della Buona Scuola di Matteo Renzi.

OK del Senato su abolizione chiamata diretta docenti

La chiamata diretta, fonte di reiterate polemiche negli anni scorsi, viene considerato un provvedimento eccessivamente discrezionale: il testo all’esame del Parlamento elimina il riferimento agli ambiti territoriali del ruolo. L’assegnazione dei docenti, con la nuova normativa, avverrà per singole istituzioni scolastiche, i vincitori di concorso sceglieranno in base alla graduatoria i posti disponibili nella Regione.

‘Finalmente abolita la chiamata diretta’

La senatrice Loredana De Petris (LeU) ha espresso la propria soddisfazione ma, al tempo stesso, lancia un avvertimento: ‘Finalmente viene abolita la chiamata diretta dei docenti da parte dei Dirigenti Scolastici, introdotta dalla cosiddetta “Buona Scuola”, che ha creato diverse disfunzionalità e che è assolutamente necessario correggere. L’individuazione del docente a cui assegnare la cattedra/posto deve avvenire esclusivamente sulla base del punteggio della mobilità, già comprensivo sia dell’esperienza professionale che dei titoli culturali e didattici.

De Petris: ‘Occhio all’autonomia differenziata’

‘Il disegno di legge – ha aggiunto la De Petris – lascia però inalterato il riferimento al livello regionale dei ruoli e ciò indica che l’autonomia differenziata è davvero imminente. Tutte le regioni avrebbero bisogno di organici più adeguati e tutti i lavoratori della scuola di salari più alti. Il Governo vuole l’opposto e con inaudito candore ammette di volere salari differenziati in base alla residenza, quindi gabbie salariali e diritti a geometria variabile sempre in base alla residenza. Oggi si inizia con la scuola domani chissà. E’ invece necessario partire dalla considerazione che le scuole, per poter funzionare bene, hanno bisogno di poche e semplici cose: stabilità, motivazione e formazione del personale, risorse certe, scuole belle e sicure’.