diplomati magistrali depennati, chi ci pensa?

Il nuovo anno scolastico è ormai alle porte e non sarà privo del solito caos che da anni contraddistingue la scuola. A maggior ragione ora, a crisi di Governo quasi certa. Le supplenze annuali per ogni classe di concorso saranno in aumento, come è stato detto già da tempo. Ed esiste ancora quella fetta di insegnanti che tanto stanno facendo parlare di sé negli ultimi tempi e che necessita di un serio piano di stabilizzazione: i Diplomati Magistrali. Alcuni di loro, tra l’altro, hanno subíto il depennamento conseguente a sentenze di merito negative. Perchè nessuno ne parla?

Ma andiamo per ordine.

La “spaccatura” tra i Diplomati Magistrali

All’interno dei Diplomati Magistrali, sebbene non sarebbe dovuto succedere, si sono create sottocategorie, ognuna a tutela del proprio orticello. La lotta alle Gae, con l’avvento del Concorso Straordinario, in buona parte è stata abbandonata. Perché l’obiettivo, sostanzialmente, è il ruolo, e chi tra i Dm, tramite concorso riservato, si trova fin da ora in posizione utile per essere assunto a tempo indeterminato, ha già raggiunto il suo scopo. Perché dunque lottare per qualcosa che ormai non serve più?

I sindacati e la classe politica

Ma veniamo ai sindacati e alla classe politica, coloro che dovrebbero aiutare e tutelare indistintamente tutti i lavoratori. Negli ultimi mesi, (forse per provare a far rinnovare le tessere agli iscritti da un lato, e a guadagnare consensi dall’altro?) alcuni di loro hanno mostrato interesse verso quei diplomati magistrati auspicanti un concorso straordinario bis, rivolto anche a coloro che sono in possesso di soli 180 giorni. Ma nonostante le tante chiacchiere, niente di concreto è ancora stato fatto.

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Per non parlare dei dm aventi anni di servizio nelle paritarie, mai presi concretamente in considerazione.

Quale tutela per i Diplomati Magistrali depennati?

Pensiamo poi a quei Dm, inseriti nelle Gae con riserva, magari anche già assunti in ruolo con riserva, che si sono visti depennare e licenziare in tronco, tornando allo status di supplente. Quali tutele sono previste per questi insegnanti? Tutto tace al riguardo, lasciando presagire un unico bivio: o partecipare ad un concorso che immetta in una graduatoria di merito dove essere assunti tra chissà quanti anni, o restare precari.

Peccato che venga perso di vista un elemento importante: insegnanti con parecchia esperienza e servizi alle spalle, e che superano magari i 50 o i 60 anni, dove trovano l’entusiasmo di essere inseriti in una graduatoria che li condurrà prima alla pensione che al ruolo?

Eppure ci sarebbero soluzioni che accontenterebbero tutti: reintrodurre il Tfa per posto comune ad esempio o introdurre il Pas per posto comune nell’infanzia e primaria per quanto riguarda il conseguimento di quell’abilitazione che i Diplomati Magistrali, a dire dei giudici amministrativi, non sono in possesso. O, meglio ancora, prevedere un concorso per soli titoli attraverso cui essere immessi in ruolo.

Cosa ci si potrà aspettare dunque ora se il governo dovesse cadere? Qualcuno finalmente prenderà davvero a cuore questa annosa querelle? Ai posteri l’ardua sentenza.