Il bonus merito, finalizzato alla valorizzazione del personale docente, è stato introdotto dalla legge 107/2015, già a partire dall’anno scolastico 2015/16. In seguito all’intesa tra OO.SS. e Aran del 25 giugno 2018, anche i docenti a tempo determinato possono essere premiati, quindi ottenere il bonus merito.

Grazie a questa misura voluta dal precedente governo Renzi, gli insegnanti potranno acquistare diversi generi di cose: corsi di formazione professionale, corsi di laurea, master, eventi culturali, spettacoli dal vivo, etc.

Anche i docenti precari hanno diritto al bonus

La Corte dei Conti e l’Aran hanno ribadito che la misura spetta anche ai docenti precari. Questo purché siano tracciati i confini della contrattazione integrativa a livello di istituzione scolastica. E’in sede di Contrattazione di Istituto che vanno definiti i criteri generali per la determinazione dei compensi. E’ il dirigente scolastico che decide chi ha maggiore diritto in base ad un criterio di merito.

Per poterne usufruire è necessario dotarsi di Spid. L’importo massimo che si può ottenere arriva fino a €500,00. Esso viene versato sulla Carta del Docente.

Potrebbe interessarti:  Scuola, precariato ultime notizie: Fioramonti parla di 'soluzione per numero significativo di precari storici'

Rendicontazione delle spese

Sarà utile avvertire gli interessati che dovranno conservare tutte le ricevute, gli scontrini, le fatture e le copie dei bonifici bancari per poter dimostrare come sono stati spesi i soldi del bonus. Tutta questa documentazione andrà consegnata in originale alla segreteria amministrativa della scuola. Un buon consiglio è quello di conservare una copia digitale (Dropbox, Drive Google, Gmail, etc.) dei giustificativi di spesa.

Tassazione

Per dovere di cronaca va detto che l’importo assegnato è al lordo dipendente, cioè al netto dei contributi previdenziali ed assistenziali a carico dello Stato e dell’IRAP. Tradotto in pratica, i compensi assegnati a ciascuno sono in definitiva dimezzati. Per questo motivo non costituisce reddito tassabile, in quanto non concorre alla formazione del reddito imponibile per via delle trattenute effettuate alla fonte che sono riscontrabili nel cedolino dello stipendio di fine mese.