Scuola, precariato ultime notizie: esito dell'incontro Azzolina-sindacati al Miur

I dati Ocse riguardanti la scuola pubblica italiana mettono in evidenza il fatto che, entro il prossimo decennio, più della metà degli insegnanti che stanno attualmente prestando servizio accederà alla pensione. Occorre, infatti, tener presente come quasi il 60 per cento del corpo docente in servizio attualmente ha già compiuto i 50 anni. D’altro canto, però, occorre considerare il fatto che l’Italia investe solamente il 3,9 per cento del PIL nel sistema istruzione, mentre nei paesi dell’Ocse la media di investimento è del 5% rispetto al PIL.

Turnover generazionale nella scuola: non si deve perdere questa occasione

In base a questi dati, bisogna al più presto intervenire in modo da poter garantire un buon turnover generazionale. Le premesse, purtroppo, non sono delle più incoraggianti come sottolinea il presidente dell’Anief, Marcello Pacifico: ‘L’attuale Governo e i prossimi esecutivi dovranno avere la lungimiranza di sostituire tutti i colleghi in uscita – ha dichiarato Pacifico – senza guardare alle iscrizioni in calo, a seguito del tasso di denatalità che nello stesso periodo farà perdere un milione di alunni iscritti. Sostituendo tutto il personale docente in uscita, abbiamo la possibilità concreta di ritrovarci finalmente con quell’organico maggiorato utile a tornare al tempo scuola e ai moduli pre-Gelmini, assorbire tutto il precariato applicando le norme Ue sulla stabilizzazione di tutti coloro che superano 36 mesi di supplenze, cancellare le classi numerose, introdurre la didattica per sottogruppi, assegnare degli stipendi all’altezza di un Paese all’avanguardia nella formazione dei propri giovani.’

Il problema è sempre quello, i soldi

Il guaio sta sempre lì, nelle scarse risorse finanziarie destinate alla scuola e all’istruzione.

‘E’ da questo presupposto, da terzo mondo – rincara la dose Pacifico – che partono gli organici di fatto anziché di diritto, il sostegno negato agli alunni disabili, il tempo scuola ridotto, le classi pollaio, le lezioni in laboratorio realizzate anche con gli smartphone degli studenti anziché con le attrezzature messe a disposizione dalle scuole, i concorsi a rilento con i commissari pagati con oboli, la mancata assunzione dei docenti precari da una vita. Pure i compensi ridotti dei lavoratori hanno questa matrice. Si inizi a svuotare tutte le graduatorie dei precari: GaE, di merito e anche d’istituto, assumendo tutti gli abilitati e coloro che hanno svolto 36 mesi, con la priorità – conclude il presidente dell’Anief – per i diplomati magistrali e Itp già immessi in ruolo e poi licenziati’.