Il possesso dei 24 cfu é il requisito principale per partecipare al prossimo concorso riservato ai docenti non abilitati con 36 mesi di servizio. Tuttavia, secondo ben cinque pronunciamenti della giustizia ordinaria, i soggetti che li detengono possono già considerarsi abilitati e per questo motivo essere inseriti nella seconda fascia delle graduatorie di istituto.

Ecco in quali Tribunali

Sostenendo pienamente la tesi di MSA, supportata dallo studio legale Bongarzone, Zinzi, il Giudici del Lavoro di, Roma, Cassino e Siena hanno consentito ai ricorrentei di ottenere l’inserimento a pieno titolo nella seconda fascia delle graduatorie di Istituto del personale docente. A riguardo, nelle sentenze si legge: “la ricorrente è in possesso di un titolo abilitante all’insegnamento. Costituito dal diploma di laurea magistrale. E dai 24 CFU e per l’effetto ordina al Ministero convenuto di inserire la ricorrente nella II fascia delle graduatorie di istituto del personale docente”.

La sentenza di Roma

Il Tribunale di Roma, con sentenza n. 2823/2019 pubbl. il 22/03/2019 ha affermato il valore abilitante del diploma di laurea unitamente ai 24 Cfu: Nelle motivazioni il Tribunale afferma quanto segue : “La ricorrente, in possesso sia del diploma di laurea magistrale che dei 24 Cfu (che nel caso di specie erano inclusi nel programma di studi universitario) vanta, infatti, un titolo di abilitazione secondo la ridefinizione di tale concetto operata dal legislatore delegato (art. 5 D.Lgs 59/2017) sulla scorta della legge delega (art. 1, comma 110 l. 107/2015). In effetti, la ricorrente può partecipare alla fase transitoria del concorso riservato agli abilitati ma non può accedere alle graduatorie di seconda fascia –pur riservate ai docenti abilitati: ciò configura una disparità di trattamento ed una negazione all’accesso al pubblico impiego, in violazione degli artt. 3 e 97 Costituzione. Questa interpretazione “costituzionalmente orientata”, certamente discutibile alla stregua del dato letterale della normativa esaminata, è comunque sostanzialmente imposta, o comunque fortemente consigliata, dalla normativa europea che non prevede alcun titolo abilitativo per insegnare.

Il giudice deve quindi cercare una soluzione interpretativa in senso conforme a questa “cornice sovranazionale”, dovendo altrimenti rimettere gli atti alla Corte Costituzionale. Soluzione che, come si è visto, appare senz’altro possibile nel caso di specie. Le procedure c.d. abilitative sono, in realtà, mere procedure amministrative di reclutamento che consentono di “programmare gli accessi….(omissis)….

P.Q.M. dichiara che la ricorrente è in possesso di un titolo abilitante all’insegnamento costituito dal diploma di laurea e dai 24 cfu…”

.

A chi rivolgersi

Smentendo l’orientamento del Tar che sullo stesso argomento aveva espresso parere negativo, anche il giudice del Lavoro di Salerno si è uniformato alle decisioni assunte nei fori precedenti, accogliendo lo stesso teorema secondo il quale già i 24 CFU è da ritenersi abilitato in ossequio alle normative europee. È ancora possibile fare ricorso, anche alla luce delle modifiche che verranno fatte sul reclutamento dei docenti (in special modo per coloro che non supereranno la prova computer based del concorso riservato, funzionale all’ammissione ai corsi gratuiti per il conseguimento dei 24 CFU dei candidati). Per ricevere ulteriori informazioni sull’ azione legale in questione basta mandare una mail a tuledoc@gmail.com