Scuola, denunciò insegnante su Facebook per presunto maltrattamento del figlio: la sentenza
Scuola, denunciò insegnante su Facebook per presunto maltrattamento del figlio: la sentenza

Una vicenda che risale a sei anni fa ma che si è risolta solo nei giorni scorsi. Si tratta di un presunto maltrattamento di alunno, da parte di un’insegnante 50enne della scuola ‘Papa Giovanni XXIII’, denunciato sulla pagina Facebook ‘Tranispia’ dalla mamma del bambino.

Il Giornale di Trani ha riassunto la vicenda. Secondo la mamma, il bambino sarebbe stato vessato: quel 23 settembre 2013 gli sarebbe stato negato di bere l’acqua, per poi essere schiaffeggiato e trascinato. La madre denunciò la vicenda sui social e al Commissariato.

Denunciò maestra su Facebook per il presunto maltrattamento di suo figlio

L’insegnante, nella controdenuncia, chiamò in causa la nonna del bambino che aveva testimoniato contro di lei: la maestra riferì di aver subito dalla donna ‘insulti, minacce ed intimidazioni in presenza di alunni, genitori e docenti’. Intervenne il 118 e l’insegnante fu costretta a restare a riposo per il forte stress accusato.
La vicenda è finita poi in tribunale ed è arrivata la sentenza da parte del giudice. Nella sentenza di legge: ‘Tutte le condotte di cui era stata accusata la persona offesa, in realtà, non si erano mai verificate, ma, considerato il carattere del bambino altamente problematico – anche a causa del suo precedente vissuto familiare -, potevano essere frutto della fantasia dei racconti dello stesso propalati al rientro a casa’.

La condanna del giudice

Il giudice, inoltre, ha sottolineato come la docente sia ‘stata estremamente precisa e lineare nel suo racconto, senza mostrare sentimenti personali di astio e rancore nei confronti dell’imputata. Precisione, coerenza, logica, costanza, spontaneità, genuinità e disinteresse. Pertanto, le sue dichiarazioni devono ritenersi pienamente credibili e rilevanti ai fini della ricostituzione della vicenda, e quindi per fare emergere la prova della penale responsabilità dell’imputata‘.

La madre del bambino è stata condannata per il reato di diffamazione aggravata a mezzo stampa. Ha rischiato sei mesi di reclusione: se l’è cavata con una significativa condanna dal punto di vista pecuniario.