Scuola, ex ministro Fioramonti sbotta: 'Basta pensare di aver capito tutto, si ascoltino le persone in prima linea'
Scuola, ex ministro Fioramonti sbotta: 'Basta pensare di aver capito tutto, si ascoltino le persone in prima linea'

Il ministro dell’istruzione, Lorenzo Fioramonti, sale sul banco degli imputati. Un articolo pubblicato sul noto portale ‘tempi.it’ punta il dito contro il numero uno del dicastero di Viale Trastevere.
Gli studenti italiani non sanno più leggere? ‘Compreremo i tablet’. Solo il 5 per cento di loro è in grado di comprendere un testo? ‘Studieranno il coding: è come una nuova lingua, il nuovo latino’. I quindicenni italiani hanno competenze inferiori a quelle che avevano i loro coetanei dieci anni fa? ‘È ora di chiudere con la supplentite‘.

Il ministro dell’istruzione Fioramonti sulla graticola

Vengono definite scoraggianti le risposte che vengono date dal ministro Fioramonti agli allarmismi lanciati con i dati relativi all’ultimo rapporto Ocse Pisa.
L’accusa parla di un ministro che crede nel kiwi e nella lattuga, nella rimozione del crocifisso, in Vandana Shiva, in un approccio alla storia che superi ‘la superficialità del libro di testo’ raccontando le imperfezioni dei grandi del passato.

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Fioramonti e il pessimo rapporto Ocse Pisa: ‘Paghiamo il disinteresse per la scuola’

Un ministro dell’Istruzione che, tuttavia, tutto il mondo ci invidia per aver fatto della sostenibilità e del clima ‘il centro del modello educativo’. Fioramonti, però, spiega i dati Ocse accusando: ‘Paghiamo il disinteresse per la scuola che ha caratterizzato gli ultimi dieci anni: mancanza di strutture, dispersione scolastica, docenti demotivati‘.
Cosa si deve fare per formare docenti ad essere realmente docenti? Il ministro punta all’aumento di 100 euro, alla valorizzazione (‘spesso il docente è visto come uno sfigato’) e nel metodo di selezione. Infatti si lavora ad approvare una legge che permetterà di assumere 24 mila precari con un test a risposta multipla perché ‘è ora di riempire le cattedre e chiudere con la supplentite’. E sui social, le migliaia e migliaia di insegnanti precari, delusi dal Decreto Scuola, invocano le dimissioni.