Scuola, permessi retribuiti 3+6: sindacati in rivolta contro nuova interpretazione Aran
Scuola, permessi retribuiti 3+6: sindacati in rivolta contro nuova interpretazione Aran

Si tratta di un emendamento, quello firmato dall’onorevole Valentina Aprea (Forza Italia) ed approvato alla Camera dei Deputati al testo del Decreto Scuola, che rende obbligatorio il ‘coding’ tra le metodologie didattiche da acquisire nell’ambito dei 24 CFU (Crediti Formativi Universatari) o, comunque, durante il periodo di formazione e prova per il concorso.
I crediti dovranno essere acquisiti anche dai docenti del concorso straordinario secondo quanto previsto dallo stesso decreto.

Formazione sul coding diventa obbligatoria

Così come viene riportato anche dal sito ‘Tuttoscuola’, l’onorevole Aprea ha parlato di ‘svolta epocale‘, poiché ‘rimanda alla caratteristica della nostra epoca che è digitale, diversamente dal secolo scorso. È una norma che per la prima volta nella legislazione scolastica italiana non rimanda alla didattica digitale né con caratteristiche sperimentali né con riferimento solo ad alcuni docenti specialisti con competenze di tipo tecnologico, ma è finalizzata ad assicurare a tutti i docenti della scuola italiana, proprio tutti, le competenze dei docenti del terzo millennio’.
Valentina Aprea ha ricordato che ‘il nostro Paese, per ritardi di diversa natura, assenza di visione, non riuscirà a rispettare gli impegni presi in sede europea rispetto alla strategia Europa 2020, che include, come è noto, l’Agenda digitale europea 2020, una strategia per una crescita intelligente, sostenibile, inclusiva che prevede al punto 6 il miglioramento dell’alfabetizzazione, delle competenze e dell’inclusione appunto nel mondo digitale.

Aprea: ‘Abbiamo lasciato in zona comfort i docenti della scuola italiana’

L’’OCSE nel rapporto Outlook 2019 – ha proseguito Valentina Aprea – ha evidenziato che ben il 75,2 per cento dei docenti italiani necessitano di una maggiore formazione in materia di ICT, risultando per questo la peggior performance dell’OCSE. Sempre l’OCSE ha per questo fissato in 15 anni il digital divide che separa l’Italia dagli standard della scuola europea. Insomma, in Italia per lasciare in una zona comfort i docenti della scuola italiana, che trascinano i modelli di insegnamento e apprendimento del Novecento nell’era digitale, stiamo rubando il futuro ai nostri giovani’.