Docenti precari in lotta per un posto fisso

Mentre in Rete monta la protesta dei docenti precari, l’opinione pubblica fa fatica a comprendere le ragioni delle contestazioni che provengono dal mondo dei docenti. Non è difficile capirle, almeno non se ci si sforza di comprendere i motivi per i quali, in questi giorni, si stanno confrontando in Rete sulle amnesie di questa classe politica.

Sotto accusa i mezzi di informazione

Grazie alla servitù mediatica, si cerca a tutti i costi di insinuare nella popolazione l’idea che l’intera Pubblica Amministrazione sia la disgrazia primaria del paese. Il consenso guidato, se facesse presa, faciliterebbe la sostituzione di servizi pubblici essenziali, come la Sanità e la Scuola, con altri servizi privati, offerti dai mercanti della politica, erogati in ex edifici del demanio svenduti da quei mercanti a loro stessi. Manca un interesse reale e concreto per i problemi del precariato dei docenti da parte di tutti i partiti.

Ciò che l’opinione pubblica legge tutti i giorni è pilotato da una stampa troppo compiacente che non mette mai in evidenza le reali motivazioni che generano la protesta dei docenti precari. Diventa quindi essenziale spiegare perché molti di loro si oppongono di fronte alla scelta del governo di andare avanti con questa tipologia di reclutamento che lascia ancora vuoti molti posti vacanti e disponibili.

Un finto interesse

Noi insegnanti precari siamo fortemente delusi dall’inadempienza del governo, che ha incrinato la nostra speranza di metter fine ad una condizione infausta e greve della nostra esistenza: la precarietà. Il ridimensionamento del fenomeno fu eretto a vessillo durante la precedente campagna elettorale, tuttavia l’esito di quell’intenzione si è risolto in un mero passaggio di mano.

Ciò che i precari in buona sostanza vogliono dire è che il concorso che sta per essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale è soltanto fumo negli occhi della gente. In realtà le famiglie continueranno a soffrire la mancanza di docenti abilitati e specializzati sul sostegno perché non c’è una reale volontà di investire seriamente sulla scuola, dotandola degli insegnanti che hanno già lavorato proficuamente come supplenti. Si preferisce affidare i precari ad una lotteria dove il più fortunato avrà una cattedra lontana dalla sua residenza.