I docenti precari scendono in piazza il 17 gennaio per una giornata di sciopero

Si va sempre di più affievolendo la speranza che ci sia un ripensamento sull’ultimo decreto scuola. A scrivere il proprio disappunto, stavolta, è il Coordinamento Precari della Scuola Autoconvocati a scriverci per annunciare, ancora una volta, una giornata di sciopero nazionale.

Il prossimo 17 gennaio i docenti scenderanno in piazza nelle seguenti città.

  • Milano: Prefettura di Milano, corso Monforte, 31 alle ore 16:00
  • Sassari: USR, via Angioy 1 alle ore 15:30
  • Cagliari: Palazzo della Regione, via Roma 25 alle ore 15:30
  • Pavia: Piazza Italia alle ore 16:00
  • Torino: USR, Corso Vittorio Emanuele II, 70 alle ore 17:00
  • Reggio Emilia: Prefettura, corso Garibaldi alle ore 15:30 (organizzato dal Sgb)
  • Firenze: Prefettura, via Giacomini, 8 alle ore 15:30

Il 14 Febbraio sciopero nazionale con corteo a Milano in Largo Cairoli, alle ore 10:00 ed iniziative in varie città italiane.

Non c’è interesse a vera stabilizzazione

C’è un decreto legge insoddisfacente e il cosiddetto progetto “salva precari” sembrerebbe ormai abbandonato. Ma tutto tace da parte delle principali sigle sindacali che stanno lavorando per proporre corsi a pagamento per tutti i precari della scuola e anche per i docenti di ruolo, ci si allontana pertanto dalla lotta e si fa passare per buono quello che è un risultato fallimentare per la scuola. Insomma il quadro che rimane è il seguente: “paghi il corso ai sindacati, paghi i 24 cfu e coding, paghi altri corsi e master per fare punteggio, paghi possibilmente la preselezione al TFA, il risultato non cambia, sempre precario resti mentre ancora lavori e mentre sei in servizio da anni”.

Interessi nascosti

In queste ore tremano le poltrone, partono articoli di smascheramento che vedono ancora una volta coinvolti politica e sindacati in un’unico problema: “perpetuazione del precariato ancora una volta!” Perché ormai è inutile nascondersi sotto le coperte o meglio dietro ai libri o ai corsi a pagamento, i numeri sono sconcertanti. E’ stato ribadito che a fronte dei numeri del precariato questo concorso straordinario non risolverà nulla e metterà ancora una volta i precari in uno stato di abbattimento, gli uni contro gli altri in una lotta contro il tempo per poter accedere ad un posto che ogni anno continuano a coprire in maniera impropria secondo il Governo. Ma allora la domanda è sempre la stessa? Perché quei posti occupati dagli stessi precari (idonei e preparati all’insegnamento) non vengono assegnati definitivamente a questi docenti? Perché i sindacati in trattativa con i Governi hanno interrotto più stati di agitazione? A chi piace questa situazione? Che interessi ci sono dietro la volontà di non stabilizzare i precari della scuola?

Non c’è più tempo per le domande! Chi riflette comprende e deciderà che forse è ora di dire basta e unirsi ai nostri colleghi francesi per lo meno nelle intenzioni di voler cambiare quello che ancora è salvabile.

Il personale della scuola ormai deluso dalla maggioranza delle sigle sindacali e dai Governi si dà appuntamento il 17 Gennaio 2020 in alcune città d’Italia per dire stop al precariato, stop alle condizioni di disagio in cui vive la scuola pubblica, stop agli stipendi salariali più bassi d’Europa. Ai presidi seguirà lo sciopero il 14 febbraio 2020. Proprio perché, amando la scuola, non si poteva scegliere data migliore. E’ ora di scendere in piazza senza ma e se, precari della scuola e docenti di ruolo, studenti, educatori, ATA, c’è tanta strada ancora da fare!

Spesso l’opinione pubblica non comprende come mai i docenti siano sempre scontenti. Uno sciopero poi porta sempre disagio in chi lavora tutti i giorni e trova traffico. I docenti precari intendono mandare con queste manifestazioni un messaggio a tutta l’opinione pubblica. Ciò che è stato varato dal governo è soltanto fumo negli occhi perché con l’ultimo decreto scuola non ci può essere una vera stabilizzazione. L’informazione nazionale non approfondisce mai i reali motivi di malcontento dei docenti della scuola. Per questo motivo sono loro stessi a spiegare ciò che sta accadendo in questi giorni. Pensando poi al sostegno, le misure attualmente varate non possono essere assolutamente soddisfacenti.