Scuola, blocco quinquennale docenti assunti: polemiche sulle dichiarazioni di Anna Ascani

Fanno discutere le dichiarazioni del viceministro dell’istruzione, Anna Ascani, rilasciate durante una diretta su Facebook, a proposito del vincolo quinquennale dei docenti che verranno assunti.

Le parole di Anna Ascani sul blocco quinquennale docenti assunti

“Il provvedimento inserito nel Decreto Scuola – ha dichiarato il viceministro, riferendosi proprio al vincolo quinquennale sulla sede – serve a dare stabilità. Da un lato abbiamo voluto la stabilità degli insegnanti che garantiscono la qualità del sistema scuola, dall’altro assicurare agli studenti che non cambieranno insegnante ogni anno, ma che potranno avere dei riferimenti stabili. Ai 50mila docenti in più (24mila dal concorso straordinario e 24mila dal concorso ordinario) chiediamo dunque lo sforzo di restare su quelle cattedre per cinque anni. È un patto tra l’insegnante e lo Stato, per dare stabilità. D’altronde è proprio quanto detto dalla Ministra Azzolina: non faremo grandi riforme, ma vogliamo dare alla scuola la normalità che purtroppo è mancata”.

‘Dietro un lavoratore c’è una famiglia’

Queste dichiarazioni hanno suscitato delle polemiche e non poteva essere altrimenti, all’interno del personale scolastico. Il presidente dell’Anief, Marcello Pacifico, sostiene che il vincolo quinquennale rappresenta ‘un’incursione del legislatore su una norma prettamente contrattuale’, attraverso una legge che ‘interviene su un argomento così delicato e complesso quale è quello dei trasferimenti che interessa un comparto di 1.300.000 persone. Bisogna ricordare – ha aggiunto Pacifico – che dietro un lavoratore c’è una famiglia, così come dietro uno studente c’è una famiglia. Stiamo quindi parlando di provvedimenti che interessano 15 milioni di italiani’.

Anief: ‘È un provvedimento che non ha senso’

Pacifico sottolinea come nei fatti non ci sia la motivazione della continuità didattica. ‘A che pro, allora, si tengono gli insegnanti vincolati? Prima si assumono in regioni diverse da quelle di appartenenza e poi si impedisce per diversi anni il loro rientro. Dopo anni di precariato, a 40-45 anni ci si ritrova magari ad avere un figlio e non lo si può vedere crescere. È un provvedimento che non ha senso – conclude Pacifico – e che cercheremo di riaprire alla prima occasione utile’.