Scuola, permessi retribuiti 3+6: sindacati in rivolta contro nuova interpretazione Aran
Scuola, permessi retribuiti 3+6: sindacati in rivolta contro nuova interpretazione Aran

La normativa riguardante i permessi retribuiti prevede che il dipendente abbia diritto, a domanda, nell’anno scolastico, a tre giorni di permesso retribuito per motivi personali o familiari documentati anche mediante autocertificazione. Per gli stessi motivi e con le stesse modalità, sono fruiti i sei giorni di ferie durante i periodi di attività didattica di cui all’art. 13, comma 9, prescindendo dalle condizioni previste in tale norma’ (CCNL 2007, articolo 15 comma 2).

Permessi retribuiti 3+6, la questione sollevata dall’Aran

Ne deriva quindi che il personale docente con contratto a tempo indeterminato abbia diritto a 3 giorni di permessi retribuiti per motivi familiari o personali. Secondo l’Aran, tale diritto è da considerarsi subordinato ad una richiesta del dipendente documentata ‘anche mediante autocertificazione’. A parere dell’Aran, comunque, si esclude un potere discrezionale del dirigente scolastico, in quanto quest’ultimo dovrà semplicemente limitarsi ad un controllo formale della richiesta presentata dal docente senza sindacare sulle motivazioni indicate dal dipendente.
Lo stesso articolo, poi, prevede la fruizione aggiuntiva di 6 giorni di ferie con le stesse modalità previste per la fruizione dei permessi retribuiti. Il docente, pertanto, potrebbe fruire di 6 giorni di ferie durante lo svolgimento delle attività didattiche oltre ai 3 giorni di permessi, senza che il dipendente debba trovare il suo sostituto.

La nota dell’Aran

In una nota del 4 aprile 2019, l’Aran è intervenuta di nuovo sulla questione della fruizione dei permessi sostenendo che non sarebbe più possibile fruire dei 6 giorni di ferie alla stregua di permessi per motivi personali e familiari (senza divieto, quindi, di sostituzione con supplente). Secondo l’Aran i 6 giorni non spetterebbero permessi ma solo come giorni di ferie con la conseguenza che potrebbero essere concessi a condizione che i docenti possano essere sostituiti senza determinare oneri per lo Stato.

Sindacati contestano parere dell’Aran sui permessi retribuiti

La Cisl Scuola ha obiettato questa tesi parlando di errata interpretazione di quanto disposto dalla legge 228/2012 (legge di stabilità 2013), manifestando il più totale dissenso sia in riferimento al merito che al metodo.
sindacati sottolineano come, secondo la ricostruzione normativa effettuata, è evidente che il comma 54 ha disapplicato l’articolo 13, comma 9, sostituendone il contenuto ma non interferisce affatto con l’articolo 15, comma 2 che risulta tuttora vigente.
Inoltre, i sindacati contestano all‘Aran il fatto che si sia espressa unilateralmente e proprio per questo viene sollecitata un’interpellazione al Miur, garante dell’applicazione delle Leggi. Le organizzazioni sindacali chiedono la rettifica del contenuto della nota dell’Aran e un incontro urgente al fine di concordare modalità di interlocuzione tra le parti firmatarie in presenza di quesiti e dubbi interpretativi su materie contrattuali atte ad evitare risposte e prese di posizione, da parte di Codesta Agenzia, non condivise e foriere solo di contenzioso.