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Il preruolo va riconosciuto per intero già all’atto della ricostruzione carriera: con le recenti pronunce nn. 31149 e 31150 del 28 novembre 2019, la Cassazione ha definitivamente stabilito l’illegittimità delle regole applicate dal Miur per la ricostruzione della carriera dei docenti e del personale ATA, aprendo così la strada a numerose azioni legali volte al riallineamento della carriera ed alla corresponsione dei relativi arretrati.

Come ha funzionato finora

Sin qui, infatti, per il personale della scuola assunto a tempo indeterminato, il riconoscimento economico del servizio svolto anteriormente all’immissione in ruolo, veniva garantito per intero per i primi 4 anni e per due terzi del rimanente periodo.

L’ulteriore terzo veniva “congelato”, in attesa del compimento di un numero di anni di servizio (incluso però il preruolo riconosciuto con la ricostruzione), diverso in base al grado e all’ordine di insegnamento.

Più precisamente, ai sensi dell’art. 4 co. 3 del DPR 399/1988, il periodo inizialmente non riconosciuto ai soli fini economici riacquistava piena validità per l’attribuzione delle successive posizioni stipendiali, al compimento del 16° anno di anzianità di servizio per i docenti laureati della scuola secondaria superiore, del 18° anno per i coordinatori amministrativi, per i docenti della scuola materna ed elementare, della scuola media e per i docenti diplomati della scuola secondaria superiore, del 20° anno per il personale ausiliario e collaboratore, del 24° anno per i docenti dei conservatori di musica e delle accademie.

Ad esempio, un docente di scuola media, neo immesso in ruolo, con 7 anni di servizio antecedente, al superamento dell’anno di prova, si sarebbe visto riconoscere immediatamente ai fini economici 6 anni di anzianità (i primi 4 più 2 dei 3 anni rimanenti); mentre per il riconoscimento dell’ulteriore anno di preruolo avrebbe dovuto attendere ben 11 anni (quando avrebbe raggiunto il 18° anno di servizio, considerato anche l’anno di prova), così ritardando anche l’ingresso nelle fasce stipendiali più alte.

Cosa dice la Cassazione sulla ricostruzione carriera

Ebbene, ad avviso della Suprema Corte di legittimità, le norme che disciplinano la ricostruzione di carriera (ovvero l’art. 485 del d. lgs. n. 297 del 1994 per i docenti e l’art. 569 del medesimo d.lgs. 297/94 per il personale ATA) violano il principio di non discriminazione tra personale precario e personale di ruolo, ponendosi in contrasto con la clausola 4 dell’Accordo quadro allegato alla direttiva n. 99/70/CEE e, pertanto, vanno pertanto disapplicate.

La portata di tali pronunce è potenzialmente enorme, considerato che da 25 anni a questa parte tutte le ricostruzioni di carriera operate dal Miur hanno sempre dato attuazione alle citate disposizioni del D. lgs 297/1994.

Ma attenzione però, perché le citate sentenze non hanno abrogato le norme in esame, limitandosi piuttosto a disporne la disapplicazione. Di qui l’impossibilità di ottenere automaticamente il riallineamento della carriera e la corresponsione degli arretrati. A tal fine, occorrerà sempre adire le vie legali e attendere la sentenza di un Giudice del Lavoro. Senza dimenticare, poi, che per via della prescrizione operante, la richiesta degli arretrati si potrà legittimamente avanzare esclusivamente per le retribuzioni percepite negli ultimi 5 anni.

Per tale ragione, è altamente consigliabile inviare da subito una diffida di interruzione dei termini in modo da bloccare e far ripartire il decorso della prescrizione, per poi valutare con più calma l’opportunità di fare ricorso. Per informazioni contattare il  3332542742.

Unicobas CIB Scuola & Università Enna

per la segreteria  provinciale Dott. Alessandro D’Alio

per la segreteria regionale Prof. Marco Monzù Rossello

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