All’interno della comunità dei diplomati magistrali è divenuto un argomento di estrema attualità. La notizia dell’accoglimento di un emendamento ANIEF da parte delle commissioni ha destato entusiasmo e riacceso le speranze di decine di migliaia di diplomati magistrali esclusi dalla possibilità di poter svolgere un concorso straordinario bis. Premesso che, secondo lo scrivente, sarà veramente difficile, se non addirittura improbabile, che venga accolto dal Parlamento, rimane da vedere quale sarà il futuro dei diplomati magistrali che verranno cancellati dalle Gae in seguito alle sentenze di depennamento che si succederanno d’ora in avanti.

Diritto inalienabile

In una Italia dove il diritto appare una variabile dipendente, assume particolare rilevanza la strategia da adottare per salvaguardare un diritto che sia il Parlamento che il ministero si ostinano a negare. Il diploma magistrale è abilitante all’insegnamento, questo lo sanno bene tanto a Viale Trastevere quanto tra gli scranni del Parlamento. Il motivo per il quale le porte delle Gae restano drasticamente chiuse va ricercato nello ostinazione a non voler ammettere un clamoroso errore che rivoluzionerebbe tutte le graduatorie attualmente esistenti. Si tratta di un lusso che in questo momento nessun partito, nessun parlamentare o dipendente ministeriale si vuole assumere.

Cambiamento

Il governo giallorosso destinato a subire la stessa parabola discendente del precedente governo gialloverde? All’indomani del voto in Emilia Romagna e Calabria, con la debacle subita dal Movimento 5 stelle, è questo l’interrogativo che aleggia nei palazzi romani, anche se, nel day after, nessuna nelle forze che sostengono l’esecutivo Conte II mette in discussione la tenuta del governo e la sua prosecuzione, a partire dallo stesso premier, che nega qualsiasi spinta verso l’instabilità. Al contrario. E anche per i pentastellati – in pieno caos e a rischio lotta interna per la nuova leadership, dopo le dimissioni da capo politico di Luigi Di Maio – pur interrogandosi sulle prossime mosse, e sulla possibilità di abbandonare una volta per tutte la fatidica ‘terza via’, resta il punto fermo della necessità che il governo vada avanti.

Ciò che si può consigliare è di non restarsene con le mani in mano. Il rimedio ancora una volta, è sempre lo stesso. Doloroso ma assolutamente efficace specialmente in fase di campagna elettorale. Da questo orecchio la politica non ci vuole sentire, nonostante le soluzioni siano di buon senso. Già immaginiamo la reazione di coloro che leggeranno questo contributo: No, un altro ricorso no. Eppure, chiunque vorrebbe essere risarcito per essere stato posizionato ingiustamente in terza fascia per tanti anni con evidente perdita di chances lavorative e danno esistenziale.