Scuola, Miur risponde ai sindacati: ecco i perché della rottura su reclutamento e abilitazioni

Dopo due giorni di confronto con il Miur, i sindacati hanno emesso una nota congiunta attraverso la quale dichiarano la rottura della trattativa in quanto ‘del tutto insoddisfatti’ per l’esito del confronto: hanno parlato di ‘totale indisponibilità’ in merito alle richieste formulate all’amministrazione centrale su reclutamento e abilitazioni.

Rottura Miur-sindacati su reclutamento e abilitazioni, le ultime notizie

La ministra Lucia Azzolina, esponente del Movimento 5 Stelle come il suo predecessore Lorenzo Fioramonti, ha mantenuto la stessa linea: il rispetto del mandato parlamentare in merito al decreto 126/2019 per la riduzione del precariato del personale scolastico convertito in legge a fine dicembre.  La linea è quella delle prove selettive, scelte basate sul merito e non sanatorie, anche se si tratta di docenti che già insegnano, con esperienza.

Il comunicato del Miur

La replica del Ministero dell’Istruzione tramite un comunicato: “Desta stupore la posizione espressa dalle organizzazioni sindacali al termine del tavolo tecnico, a fronte di un governo che sta per assumere quasi 70mila docenti attraverso i vari bandi di concorso in preparazione. Bandi che devono partire subito per consentire le immissioni in ruolo. I sindacati decidono per la rottura, nonostante un tentativo di trattativa e l’accoglimento di metà delle questioni portate al tavolo odierno”.

I motivi della rottura Miur-sindacati

Nella giornata di ieri vi avevamo parlato di un nodo da sciogliere, quello relativo alla banca dati sui test che potrebbero uscire alla prova, la cosiddetta ‘batteria dei test’. Una modalità non nuova, ma rifiutata dal Miur per il concorso straordinario, invece prevista per quello ordinario.
Nel verbale del Miur si legge: “Trattasi di prova scritta selettiva volta ad accertare il possesso da parte dei candidati di specifiche competenze”.
Un altro motivo che ha portato alla rottura è rappresentato dal numero dei quesiti della prova scritta: 80 in 80 minuti di tempo, troppi, secondo i sindacati. Non è bastato nemmeno a scendere a quota 70 domande.
Un altro punto contestato dai sindacati riguarda la mancata partenza della procedura ai soli fini abilitanti prevista dal decreto. Tra le richieste dei sindacati anche quella di esprimere in maniera chiara che gli specializzati o specializzandi sul sostegno possono partecipare al concorso straordinario anche se insegnano in un ordine di scuola diverso dalla secondaria. Anche in questo caso, il Ministero dell’Istruzione ha posto il suo rifiuto.
Altro motivo che ha portato alla rottura: far pesare lo scritto al massimo sino a 30 punti e la valutazione dei titoli sino a 70, con l’attribuzione di 5 punti per ogni anno di servizio. Il Miur, invece, ha confermato la scelta di assegnare alla prova selettiva l’80% del punteggio.
Totale chiusura del Miur anche sulle richieste sindacali riguardanti i concorsi ordinari per la scuola dell’infanzia, primaria e secondaria. I sindacati hanno chiesto di eliminare la prova preselettiva, o di “definire il voto minimo per il superamento dell’eventuale prova preselettiva per garantire omogeneità su tutto il territorio nazionale”; prevedere per tutte le discipline (classi di concorso) lo stesso numero di quesiti per la prova destinata agli aspiranti docenti della secondaria.
Anche in questo caso, il Miur ha chiuso le porte.