Sono passati 5 anni da quel 5 maggio 2015, da quando cioè il 64,89% del personale scolastico aderì allo sciopero contro la Buona Scuola. I docenti precari di ogni ordine e grado assicurano che quel giorno, ossia venerdì 14 febbraio, si asterranno dal lavoro per protestare contro l’atteggiamento di totale chiusura mostrato dal ministero. Occorre una vera mobilitazione di massa ed una massiccia adesione di tutto il personale docente per far capire al governo che così non si può andare avanti.

 

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No agli orti e orticelli propri

Sapranno compattarsi i docenti precari, rinunciando ad atteggiamenti pro domo propria, appoggiando le istanze delle altre categorie? Ci piace ricordare comel’Anief nel 2019 abbia proclamato una decina di manifestazioni e cinque scioperi nazionali, a febbraio, marzo, due volte a maggio e lo scorso 12 novembre. Il prossimo appuntamento non dovrà essere assolutamente disertato, se è vero che i precari hanno a cuore la propria sorte lavorativa.

Già in altre circostanze gli appelli sono caduti nel vuoto e le piazze sono andate desolatamente deserte. Il messaggio che si stanno trasmettendo i docenti precari dei vari gruppi Facebook è quello che chi non parteciperà a questo sciopero dimostrerà di rinunciare al diritto alla stabilizzazione.

Si attende oramai il comunicato ufficiale da parte delle OO.SS. con la comunicazione che lo sciopero viene proclamato dalle sigle sindacali congiunte.

Non va giù il rifiuto all’approvazione della batteria dei test, il diniego alla domanda di assegnazione provvisoria per i neoassunti, il blocco quinquennale per i docenti della scuola secondaria ed il no ad un nuovo concorso straordinario riservato ai diplomati magistrali con meno di due annualità di servizio. Il Parlamento ha respinto tutti gli emendamenti presentati dalle opposizioni che avrebbero garantito il diritto di tutti i docenti precari alla partecipazione ad una procedura riservata, così come è sempre accaduto nella pubblica amministrazione.