Comunicato stampa: scuola digitale, sulla buona strada ma vengano accolti anche gli altri punti di Cuore Digitale e Finas presentate ad Azzolina il 29 aprile
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Il Piano Nazionale Scuola Digitale del 27 ottobre 2015 parla della figura dell’animatore digitale che aggiunge un prezioso contributo al piano delle attività didattiche. Secondo quanto previsto dal Piano e dai decreti ministeriali, il ruolo principale dell’animatore digitale dovrebbe essere quello di promuovere l’innovazione digitale all’interno della scuola, provvisto ovviamente delle opportune funzioni strumentali.

I riferimenti normativi riguardo gli animatori digitali

Orizzonte Scuola, all’interno di un recente articolo, elenca i riferimenti normativi riguardo l’animatore digitale:

LEGGE 107/2015

PNSD

DM MIUR 16 GIUGNO 2015 n. 435

DM n. 851 del 27/10/2015

Nota Prot. n° 17791 del 19/11/2015

DDG DGEFID n. 50

Descrizione della figura

L’animatore digitale è un docente di ruolo che affianca il dirigente scolastico e il DSGA nella progettazione e nella realizzazione dei progetti digitali previsti dal PNSD. Tale figura è opportunamente individuata dall’istituzione scolastica. Il ruolo deve essere svolto da una singola persona che deve collaborare assieme alla scuola nella progettazione di iniziative. L’animatore non può essere un esperto esterno.

Le funzioni 

Le funzioni dell’animatore digitale sono elencate dal PNSD e da svariati decreti. Tra i compiti principali, c’è sicuramente il dover conoscere il Piano Nazionale Scuola Digitale e lo sviluppo di progetti riguardanti azioni da inserire nel PTOF su 3 ambiti, ovvero: coinvolgimento della comunità scolastica, formazione interna e la creazione di soluzioni alternative.

L’amministratore digitale dovrebbe sempre lavorare in coordinazione con gli animatori del territorio, le funzioni strumentali della scuola e gli esperti esterni, al fine di contribuire a concretizzare gli obiettivi determinati in precedenza. Tra i compiti è d’uopo menzionare il trasferimento delle “competenze e diffondere le buone pratiche; rendere le scuole autonome nella gestione delle tecnologie; ridurre i costi di manutenzione dei laboratori; favorire condizioni per una replica delle esperienze dalla classe alla scuola”.