Lo smartphone
Lo smartphone sempre più presente. Senza saperlo viviamo nell'infosfera dove il nostro esser-ci è onlife.

Lo smartphone rappresenta la rivoluzione più silenziosa della storia umana. Il Censis conferma la sua diffusione. Il suo uso certifica la nostra entrata nell’infosfera. La scuola non può ignorare questa mutazione.

 Lo smartphone, da accessorio a protesi

Lo smartphone è il dispositivo più utilizzato dalle persone. Lo certifica il 53° Rapporto Censis 2019. Nel capitolo “Comunicazione e media” si legge: “La percentuale degli utenti in Italia è passata da un timido 15% nel 2009 all’attuale 73,8%. Sono stati i giovani under 30 i pionieri del consumo, passati da un’utenza pari al 26,5% nel 2009 all’86,3% dell’ultimo anno. A partire dal 2016 si registra una impennata anche tra i giovani adulti (30-44 anni), fino ad attestarsi oggi al 90,3%.”
Fin qui il dato statistico. Non è azzardato affermare che ormai da accessorio è divenuto una nostra protesi. Non è un componente esterno, ma è una parte del nostro corpo. Lo teniamo sempre in mano, nel taschino posteriore dei pantaloni, vicino anche di notte… Non possiamo fare a meno di consultarlo appena svegli e prima di addormentarci.

La rivoluzione e la magia dello smartphone

Ma cosa ha permesso a questo dispositivo di divenire una parte di noi stessi, tanto da non riuscire a farne a meno?

Preceduto dall’ Iphone (2007), la sua diffusione è iniziata nel 2011-12. Prima la nostra navigazione nel Web era fortemente condizionata dal Personal computer (desktop Pc) o dal laptop computer (portatile o notebook) I limiti di entrambi risiedevano nella portabilità. Il primo non era stato pensato per essere portato ovunque. Con il secondo era più semplice, ma tutto dipendeva dal suo ingombro, dal peso e dal vincolo del mouse.
Lo smartphone ha liberato il Web, permettendo una consultazione non più condizionata dai vincoli spazio-temporali. La rivoluzione touch screen ha completato poi l’operazione di completa fruizione del dispositivo.

Il secondo vantaggio è l’operazione che ha adattato i contenuti a un  display della lunghezza media in diagonale di 5 pollici. E questo, spesso ha richiesto la prevalenza dell’iconico sullo scritto, dove la percezione domina sulla razionalità.

Siamo  tutti connessi e quindi abitatori dell’infosfera

L’uso diffuso e compulsivo dello smartphone, definito non a caso da M. Spitzer il “coltellino svizzero” 2.0. ha cambiato la nostra esistenza. Nessuno escluso, anche quelli, possessori di uno smartphone, che si oppongono alla tecnologia a scuola.

L. Floridi ha definito questo nuovo ambiente nel quale  viviamo, ci muoviamo Infosfera. In questo contesto la nostra esistenza è onlife, a svantaggio di quella reale (inlife). Non è azzardato affermare che a gradazioni diverse siamo tutti vittime della sindrome di Hikikomori, che porta le persone a vivere, a interagire, comunicare sempre più nel virtuale.  l’esser-ci (M. Heidegger) non è più nel mondo reale, ma nel virtuale, dove quello che conta è l’hic et nunc.

In sintesi l’infosfera sta modificando gradualmente il nostro modo di rapportarci con le persone (interazioni senza fisicità e con identità adattate e falsificate…) di pensare ( prevalenza dei messaggi brevi, dove è assente la riflessione, il ragionamento…) di agire (dominio della velocità a danno della lentezza)…

La scuola  non può ignorare questo nuovo contesto

Di fronte a questo nuovo contesto la scuola non può chiudersi a riccio, evocando un mondo non più presente, caratterizzato dalla fisicità della comunicazione, della cultura orale e scritta (libro)…

Deve guardare negli occhi l’infosfera, dove a gradazioni diverse siamo tutti abitatori.
Quali i percorsi?

Una indicazione proviene dalla Finlandia. Si legge su Valigia Blu: “La Finlandia ha inserito l’alfabetizzazione alle notizie e l’insegnamento al pensiero critico nel piano scolastico nazionale nel 2016 ed è un ottimo esempio di come un governo può agire se vuole combattere contro la diffusione di notizie false senza ricorrere a controverse leggi “anti fake news”. L’arma più potente nelle mani della politica è l’educazione e la formazione pubblica, sin dalla scuola primaria.”

Anche da noi è possibile ripetere l’esperienza. La nuova Educazione civica lo prevede nel seguente passaggio ” Nell’ambito dell’insegnamento trasversale dell’educazione civica, di cui all’ articolo 2, e’ prevista l’educazione alla cittadinanza digitale.
2. Nel rispetto dell’autonomia scolastica, l’offerta formativa erogata nell’ambito dell’insegnamento di cui al comma 1 prevede almeno le seguenti abilita’ e conoscenze digitali essenziali, da sviluppare con gradualità tenendo conto dell’eta’ degli alunni e degli studenti:
a) analizzare, confrontare e valutare criticamente la credibilità e l’affidabilità delle fonti di dati, informazioni e contenuti digitali;
b) interagire attraverso varie tecnologie digitali e individuare
i mezzi e le forme di comunicazione digitali appropriati per un determinato contesto.”

E’ un esempio, altri approcci sono possibili come il coding, il saper comunicare efficacemente a distanza, l’uso di schemi e mappe per passare dall’informazione alla conoscenza…