Coronavirus e scuola, certificato medico per il rientro: cosa cambia con il nuovo DPCM

Un articolo de ‘Il Corriere della Sera‘ pone l’accento su una questione di non poco conto ovvero quella del certificato medico obbligatorio a scuola. Un certificato che torna, secondo il provvedimento governativo giudicato ‘una follia’ dai medici di base che protestano vivacemente. Fino al 15 marzo, gli studenti che si assentano causa malattia per più di cinque giorni possono tornare in classe solo dietro presentazione di certificato di avvenuta guarigione.

Certificato medico obbligatorio a scuola

Il ritorno del certificato è previsto tra le nuove misure per il contenimento del coronavirus contenute nel DPCM firmato martedì sera, che prevede ‘ulteriori misure di contenimento dell’epidemia, comprese quelle per il mondo della scuola‘.

‘Fino al prossimo 15 marzo la riammissione nelle scuole di ogni ordine e grado per assenze dovute a malattia di durata superiore a cinque giorni avverrà solo dietro presentazione di certificato medico’.

Anche se la regione di appartenenza ha abolito l’obbligo della certificazione, sostituita, negli ultimi anni, da una semplice autocertificazione, come ormai hanno fatto diverse regioni italiane: Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Piemonte, Emilia Romagna, Umbria, Lazio e Marche, oltre alle Province autonome di Trento e Bolzano.

Federazione medici di famiglia in rivolta

A stigmatizzare la protesta, il segretario nazionale della Fimmg, la Federazione dei medici di famiglia, Silvestro Scotti: ‘Si tratta di una misura che non ha fondamento scientifico – dichiara Scotti al ‘Corriere’ – perché non è possibile certificare l’assoluta certezza di non contagiosità. Nel caso, quindi, lo studente dovesse incubare la malattia, si profilerebbe una responsabilità del medico?’.

Oltre al fatto che il provvedimento è destinato ad ‘aumentare inutilmente i contatti che dovrebbero essere invece limitati. Il rilascio del certificato prevede una visita – ha spiegato Scotti al Corriere e all’Adnkronos -, non può essere rilasciato per via telematica. Avremo quindi ambulatori più affollati e, quindi, più pericolo di contagio. E tutto per un’inutile pratica burocratica’.

Le parole di Scotti sono state riprese dal Segretario generale del Sindacato Medici Italiani, Pina Onofri: ‘È impensabile chiedere ad un medico di certificare l’assenza di malattie infettive e/o diffusive in un contesto come questo dove le incertezze sono massime. La norma ci lascia perplessi. Se da un lato va rilevato che fino ad ora i soggetti under 15 sembrano non essere colpiti da malattia, d’altro lato non possiamo sapere se sono infetti oppure no. Prima di certificare l’assenza da malattia dovremmo poter fare delle analisi, in assenza di queste chiediamo al Governo protocolli operativi’.