La pronuncia delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione sulla ben nota questione del diritto alle Gae dei diplomati magistrali ha destato nuovo clamore e fortissime contestazioni all’interno della categoria di questi docenti. Si tratta di una ferita ancora aperta dalla decisione assunta dall’adunanza plenaria del Consiglio di Stato. I diplomati magistrali devono dunque rimanerne fuori e fare un regolare concorso pubblico per entrare di ruolo Ne abbiamo già parlato in Il diploma magistrale non è abilitante, no alle GaE: la nuova sentenza.

Cosa ne pensa il Miur

Ai tempi in cui il dicastero era retto da Valeria Fedeli, diverse associazioni parteciparono ad un tavolo tecnico in cui ciascuna presentò le proprie proposte. In quella sede, spiegando i motivi della decisione assunta dal ministero di dare seguito alle disposizioni della giustizia amministrativa fu detto che le sentenze dovevano essere rispettate e per questo motivo i diplomati magistrali andavano depennati. Ma se il Governo emanasse un atto normativo nuovo in cui esplicitare la riapertura per il loro inserimento in virtù del titolo abilitante, già riconosciuto da un vecchio decreto del 1997 dell’allora ministro Berlinguer, il Miur sarebbe stato tenuto ad osservare questa disposizione. In buona sostanza il Ministero è soltanto il braccio esecutivo del governo ed è tenuto a rispettare quanto deciso in Parlamento.

Principio di non discriminazione

Il concetto di uguaglianza è un concetto mutevole che si evolve di pari passo con l’evoluzione della società e dei costumi, trovando un proprio peculiare ubi consistam nella diversità del contesto sociale in cui opera. Questo in premessa per comprendere come i diversi orientamenti assunti dalla giustizia amministrativa ed alla giustizia ordinaria potrebbero essere livellati per evitare disparità di trattamento. Nessuno conosce i motivi per i quali, quanto affermato nel corso di quel tavolo tecnico non venne mai rivelato pubblicamente. Possiamo soltanto ipotizzare che il motivo risieda nella diversità di orientamenti e convincimenti in seno al proprio partito. I diversi emendamenti proposti sono stati respinti dal governo attuale perché giudicati inammissibili. Ma è altrettanto vero che le leggi spesso vengono emanate in conseguenza delle sentenze. Ad esempio, una riprova è la decisione di considerare abilitati i dottori di ricerca che, a sua volta, discese da una sentenza dei giudici di Palazzo Spada.

Cosa occorre affinché questo accada

L’elenco delle pronunce è fin troppo lungo. Da quella del tribunale ordinario del giudice del lavoro di Vicenza, passando per il primo accoglimento cautelare del Consiglio di Stato riunito in adunanza plenaria, che, lo vogliamo ricordare, aveva espresso parere favorevole, passando per tante altre pronunce che avevano già consentito a diversi diplomati magistrali di accedere alle Gae. Molto spesso si suole fare il caso delle due sorelle gemelle, stesso titolo e stesso avvocato patrocinatore,che ebbero esiti contrastanti. Non è dunque da escludere che la questione venga capovolta dall’insediamento di un nuovo esecutivo. Non va dimenticato che l’Italia è già in procedura di infrazione e paga ogni anno multe salatissime a Bruxelles considerato il procrastinarsi di questa condotta. Ancora una volta dunque potrebbe essere l’esigenza di mettere al riparo i conti pubblici a determinare un cambio di rotta. Resta chiaro che al momento è soltanto un’ipotesi perché anche in questo caso c’è il rischio di ingenerare nuove disparità di trattamento tra gli stessi docenti.