Coronavirus, perché così tanti contagi in Italia?
Coronavirus, perché così tanti contagi in Italia?

È una domanda che la stragrande maggioranza della popolazione italiana si è posta negli ultimi giorni: come mai in Italia si sta registrando un numero di contagi superiore rispetto alle altre nazioni europee? ‘Il Corriere della Sera’ ha posto questa domanda agli esperti.

Coronavirus, professor Massimo Galli: ‘Il paziente zero non aveva alcun motivo di credersi infetto’

‘Sulla base dei dati epidemiologici possiamo dire che il virus ha cominciato a circolare in Italia alla fine di gennaio e si è ampiamente diffuso, restando sotto traccia, soprattutto nella cosiddetta zona rossa – questo il parere del professor Massimo Galli, direttore del reparto malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano. Secondo il professor Galli, chiunque sia stato il cosiddetto ‘paziente zero’ non aveva alcun motivo di credersi infetto. Il virus, quindi, ha cominciato a serpeggiare finché tutte le infezioni della prima ondata sono arrivate all’attenzione del Servizio sanitario nazionale. Il professor Galli usa un’eloquente metafora: ‘Ci siamo accorti del fuoco quando l’incendio aveva già bruciato gran parte del primo piano’. In ogni caso ritiene che si sia trattato di una situazione casuale che sarebbe potuta avvenire in altre parti del mondo. Dunque, secondo il professor Galli, il virus avrebbe agito ‘dietro le quinte’ sino a quando non ci si è accorti che la causa delle prime ondate di infezioni era proprio da attribuirsi al coronavirus.

Il professor Massimo Galli ritiene che l’Italia rischia di pagare un prezzo alto se i cittadini non seguiranno molto bene le norme di precauzione: ‘È il momento di essere tutti attenti e disciplinati, evitando comportamenti ribelli e soluzioni individuali che potrebbero esporre a rischi seri’.

Coronavirus, professor Paolo Bonanni: ‘Non escludo la presenza di uno o più super diffusori’

Restano tuttavia alquanto misteriose le cause che hanno portato ad un picco così alto di contagi da coronavirus nel nostro Paese. È quanto afferma al ‘Corriere della Sera’, Paolo Bonanni, ordinario di Igiene all’Università degli Studi di Firenze e componente della Società italiana di Igiene, medicina preventiva e sanità pubblica.

Sino ad ora, sottolinea il professor Bonanni, non è stato possibile ‘ricostruire le tappe dell’arrivo dell’infezione, perché nei primi tempi non si è attivato il tracciamento dei casi con sintomi respiratori. I controlli venivano riservati a chi proveniva dalla Cina o aveva avuto contatti con cinesi. Da metà gennaio si sono riscontrati, anche nel Lodigiano, casi di polmoniti complicate, forse provocate dal nuovo virus’. Il professor Bonanni non esclude la presenza di uno o più super diffusori: soggetti in cui il microrganismo si replica in quantità tale da poter infettare molte persone in tempi brevi. Proprio l’estrema velocità di contagio, dunque, è la causa principale dell’escalation dei casi positivi: il professor Bonanni fa riferimento a casi di polmonite riscontrati nel Lodigiano già da metà gennaio che, non si esclude, possano essere state provocate dal coronavirus.