Coronavirus, scuole chiuse fino al 3 aprile nelle 'zone rosse' ma non è una 'vacanza': i giovani sfidano il virus

Le autorità richiamano tutti alla ‘vita di clausura’, a non uscire, a starsene in casa, per frenare il dilagante contagio da coronavirus.

Scuole chiuse ma i giovani sfidano il coronavirus: ‘Stare a casa? Figuriamoci’

Nonostante la chiusura delle scuole fino al 3 aprile nelle cosiddette ‘zone rosse’ e in attesa di sapere cosa accadrà a livello scolastico per le altre Regioni italiane, ugualmente colpite dall’emergenza, sembra che i giovani abbiano preso sottogamba la situazione, quasi come se si sentissero invincibili. È questa la considerazione che viene fatta in un articolo de ‘Il Corriere della Sera‘: gli adolescenti non avrebbero alcuna intenzione di privarsi della loro vita, ‘sacrificandola’ entro quattro mura. Al massimo, cercheranno di evitare i luoghi affollati e si preoccuperanno per i loro nonni, loro sì che rischiano seriamente con il coronavirus: la stragrande maggioranza di loro non si rende conto dell’incoscienza di questo comportamento, non si rende conto che i giovani possono essere un pericolosissimo veicolo per il virus.

I giovani si sentono ‘invincibili’ di fronte al coronavirus

A questo proposito, ‘Il Corriere della Sera’ ha intervistato il professor Paolo Curatolo, ordinario di neuropsichiatria infantile all’università di Tor Vergata: per il giovane, secondo il professor Curatolo, si tratta di una rinuncia forzata, si tratta di cambiare le proprie abitudini e di rimanere a casa, è una cosa inaccettabile. Il giovane si sente invincibile, assume un atteggiamento di sfida, vuole trasgredire, si tratta anche di ‘una manifestazione di coraggio davanti al gruppo. Il contagio non mi tocca – così ne parla il professor Curatolo – toccherà a un anziano, sono invincibile. Già per gli adulti è difficile capire la ragione delle misure restrittive – sottolinea il professore – figuriamoci per chi non rispetta le regole. I giovani sono sopraffatti dai social dove non trovano informazioni corrette.
Più facile, invece, convincere i bambini: ‘Alle elementari sono molto permeabili alle preoccupazioni degli adulti e la reazione dipende da viene come la situazione vissuta in casa. È facile abituarli a essere bravi contro il virus’, conclude il professor Curatolo.