collegi docenti

Fra le tante lettere giunte alla nostra redazione quest’oggi abbiamo scelto quella inoltrata da un nostro lettore perché è emblematica della situazione che stiamo vivendo. Rappresenta sicuramente uno spaccato di vita quotidiana di una famiglia.

Buon pomeriggio.

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Scrivo affacciato dalla mia finestra, prendendo il sole da sopra al mio letto. Fuori è quasi primavera, le piante scoppiano di vita, gli uccelli si corteggiano e cantano garruli, insetti e profumi di fiori riempiono l’aria. Sul mio device lampeggia la spia del registro elettronico: le lezioni per mia figlia. Ore e ore di didattica faticosamente preparata da stupende maestre che hanno a cuore la formazione umana e culturale dei nostri ragazzi. Eppure noi siamo “indietro” con le lezioni. In questo momento di incertezza, le nostre giornate passano tra la cura del sonno (troppe ore perse durante la vita quotidiana di “prima”!), quattro attività domestiche di sussistenza (il resto a che ci serve? Tanto qui ci siamo solo noi!), coccole e… filosofia! Ci siamo accorti che la vita di “prima” non aveva senso, ci stressava inutilmente e ci imponeva routine che non ci appartengono.

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Quando la morte si avvicina apertamente ed ha gli occhi di qualunque elemento della quotidianità, si può bloccarsi terrorizzati oppure fermarsi a ragionare, e “crescere”.
Noi abbiamo deciso di fermarci, e stiamo osservando tantissimi piccoli fattori che ci daranno la forza di evolvere e trasformarci, quando tutto questo sarà finito.
Noi non partecipiamo a catene, perché non abbiamo bisogno di sentire vicini gli altri, stiamo benissimo anche così solo tra noi.
Non ci inventiamo necessità insussistenti per avere la scusa di uscire, la fortuna ci ha dotato di un giardino, e il nostro piccolo mondo riempie perfettamente le nostre giornate.
La didattica, ora, è un “di più” che appartiene ad un altro mondo, un mondo che ci siamo felicissimamente lasciati alle spalle.
La grammatica la studiamo facendo lunghe chiacchierate in cui la usiamo correttamente e ci fermiamo a chiederci “perché” si dice in un modo anziché in un altro.
La matematica la studiamo calcolando gli ingredienti di una preparazione per il pranzo e la geometria la facciamo nelle aiuole in giardino.
La storia la riserviamo alla sera, per addormentarci.
La geografia a pranzo, quando il canale Dove di Sky ci mostra il mondo in maniera curiosa e accattivante, oppure quando il Tg ci ragguaglia su come evolve la situazione del Covid-19.
La musica ci accompagna ogni giorno, tra canti e strimpellate improbabili.
Inglese si fa online, insieme ad informatica, con ricerche, appunti, e videogiochi interattivi con amici d’oltreoceano.
L’educazione fisica? In giardino, of course: potando gli alberi e rincorrendo le galline!
Abbiamo scoperto che la didattica a distanza ci sta stretta, perché basta la voglia di imparare e il tempo per farlo secondo i nostri interessi, e non servono “programmi”, ma Maestri in carne ed ossa che ci guidino e ci accolgano.
Cara ministro Azzolina, stai facendo tante cose per la scuola, ma secondo noi non era la didattica a distanza a dover essere potenziata e resa semi-obbligatoria: era il valore umano dei docenti. E questo non ha nulla a che fare con titoli di studio e concorsi superati.
A noi il coronavirus ha dimostrato che la scuola che viviamo non è adatta ai bambini che abbiamo davvero davanti, e che forse il senso profondo dell’istruzione, oggi, ce lo offre più l’homeschooling (quella vera, non l’e-learning che il ministero vorrebbe spacciare per homeschooling) di una struttura farraginosa e autoreferenziale come la scuola tradizionale.
Tra qualche settimana il Mondo tornerà alla “normalità”, ma siamo assolutamente convinti (e speranzosi) che sarà un “ritorno… al futuro”, e porterà avanti una società capace finalmente di sapere cosa sia importante e cosa no, più umile, più semplice, più onesta, più armoniosa…con buona pace della didattica a distanza, della quale non sentivamo davvero la mancanza (…della maestra, si, però!).
Ce la possiamo fare…#stetv a la casa”
Mauro e famiglia.