Scuola, una riflessione sincera sulla DaD
Scuola, una riflessione sincera sulla DaD

Didattica a distanza, una pratica di nicchia divenuta improvvisamente popolare. Prevedibile la contrapposizione  tra i sostenitori e i contrari. Al momento attuale non ci sono alternative valide. Con tutti i “ma” è la migliore risposta al diritto allo studio. Occorre individuare, però soluzioni  “calde” ed emotive.

Didattica a distanza, una pratica

Didattica a distanza è la nuova carta d’identità della scuola, che sta vivendo il dramma imposto da un microrganismo. Fino a qualche settimana fa era una pratica di nicchia, portata avanti da un  numero limitato di docenti. Il Coronavirus ha favorito uno scioccante cambiamento. Ha costretto le scuole ad adeguarsi per l’assenza di alternative!
Le percentuali confermano questa diffusione esponenziale delle lezioni online. Secondo i primi risultati (si legga anche il contributo di C. Scalia) monitoraggio lanciato dal Miur e pubblicati dal Sole 24 Ore “emerge infatti che l’82% degli istituti si è cimentata con le lezioni online solo dopo lo scoppio dell’emergenza coronavirus. A fronte del 18% che lo aveva già fatto in passato.

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L’emergenza coronavirus ha confermato l’esistenza di posizioni diverse

L’emergenza ha fatto emergere la contrapposizione tra i favorevoli e i detrattori. Tra i primi ci sono molti docenti che non hanno nessuna intenzione di buttare alle ortiche la trasmissione dei saperi visu de visu. Il loro impegno è finalizzato a individuare didattiche ibride (off/online),consapevoli che molte sono le resistenze culturali, i pregiudizi da azzerare (supponenza rispetto al digitale…). L’elenco si conclude con  l’impegno a risolvere  problemi (attenzione e coinvolgimento degli allievi, valutazione) in scenari ancora inesplorati.
Dall’altra parte ci sono i detrattori con alcune ragioni. Mi riferisco ad esempio all’impreparazione tecnologica dell’utenza. Tra questi sono presenti anche i rispettosi delle norme contrattuali. In sostanza essi sostengono la non obbligatorietà della didattica a distanza, perché non prevista dal contratto. E questo ha fatto salire di livello la contrapposizione che  vede  la norma  opposta all’etica professionale.
L’ultima critica è l’evidente difficoltà del digitale a trasmettere sensazioni, emozioni…

La didattica a distanza si avvicina alla Costituzione

Come scrivevo sopra, l’emergenza non propone alternative alla didattica a distanza. E’ innegabile che  la trasmissione di compiti agli allievi, attraverso diverse applicazioni è anni luce lontana, rispetto al quotidiano fare scuola ante Coronavirus. Rappresenta una modalità “priva di elementi che possano sollecitare l’apprendimento” (Nota 388/20).
E se questo è significativamente limitato allora si è distanti dal dettato costituzionale che abbina lo status giuridico del bambino e del ragazzo con il diritto allo studio (art 2, 3,34). Il ripasso, il potenziamento dei contenuti non possono essere giustificati per un periodo lungo, come sembra quello attuale.Tutte le ipotesi convergono per una conclusione non a breve dell’emergenza. Comunque, ipotizzando la riapertura delle scuole subito dopo Pasqua, saranno passati quaranta giorni dalla prima chiusura. Tanti, troppi per un ripasso.

Il pensiero resiliente ci viene in aiuto

Applicando la resilienza è necessario trasformare  l’attuale situazione drammatica in opportunità e sviluppi positivi. L’entrata a gamba tesa della didattica a distanza rappresenta un laboratorio di idee, sperimentazioni che sicuramente servirà, dopo la fine dell’emergenza, per una elaborazione dal basso di una progettazione ibrida (offline e online), dove il digitale sarà uscito dalla sua condizione di subalternità rispetto alla tradizione.
Il Coronavirus ha imposto un’accelerazione al processo di contaminazione, che probabilmente porterà allo scenario ipotizzato dal filosofo L. Floridi di un progressivo assorbimento del reale ad opera del virtuale (onlife).

Un problema da risolvere sarà la comunicazione senza il corpo

Dovranno essere individuate  forme di comunicazione, di relazione senza il corpo reale o intenzionalmente alterato (avatar, dati modificati…).
Anche in questo la sperimentazione della didattica a distanza  costituisce un laboratorio di ipotesi e soluzioni, indispensabili quando si tratta con gli allievi più piccoli dove le emozioni e i sentimenti rappresentano dei facilitatori dell’apprendimento. La didattica a distanza può favorire un livello emozionale, oggi basic, domani maggiormente determinante, attraverso l’utilizzo delle emoticon, della voce appassionata del docente, delle iperboli, delle videoconferenze… Senza dimenticare  l’apertura al Web formativo costituito dalla condivisione di idee, di soluzioni tra soggetti, gruppi  e Istituti lontani fisicamente.