Riapertura scuole, capo task force Miur Patrizio Bianchi: 'Ecco le nostre priorità per la fase 2 scuola'

L’economista Patrizio Bianchi è stato nominato a capo della task force del Miur per guidare quella che sarà la ‘fase 2‘ per la scuola, ovvero la ripresa delle attività scolastiche. L’ex rettore di Ferrara, in un’intervista pubblicata su ‘Repubblica’, oggi, sabato 18 aprile, ha parlato delle priorità da mettere in campo affinché la riapertura delle scuole, dopo l’epidemia per il coronavirus, possa avvenire in tutta sicurezza.

Coronavirus, Patrizio Bianchi: ‘Obiettivo, riaprire le scuole a settembre’

‘Il nostro obiettivo è quello di riaprire le scuole a settembre – ha dichiarato Patrizio Bianchi – Lavoreremo per questo’, aggiungendo poi che la data verrà decisa dal ministro Azzolina e che non ci si deve impressionare se altri Paesi hanno già deciso diversamente.
Patrizio Bianchi ritiene che ci voglia un’estrema cautela nel rimettere in moto 8 milioni di studenti a cui si aggiungono un milione di insegnanti e altrettanti amministrativi e collaboratori scolastici, senza contare le famiglie. ‘La scuola non è una TV che si accende e che si spegne’.
In merito ad una possibile riapertura scaglionata divisa per Regioni, il capo task force ha risposto che sulle partenze diversificate si vedrà, pur rispettando il parere delle Regioni: parla di commissione tecnica che lavorerà in modo concreto su dati di realtà senza farsi prendere la mano dalle ambizioni o dalla polemica.

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Priorità, mettere in sicurezza le aule

‘Si dovranno verificare le condizioni per la riapertura‘, ha sottolineato Patrizio Bianchi. ‘Doppi turni? Prima bisognerà mettere in sicurezza le aule – ha dichiarato l’ex rettore di Ferrara, sottolineando come si dovrà affrontare il problema della fascia 0-6 anni, oltre a ‘sostenere il diritto allo studio per non lasciare indietro nessuno’.

Didattica a distanza, ‘non è solamente accendere un tablet e fare lezione’

‘Repubblica’ ha chiesto, infine, se la didattica a distanza potrà essere un’opzione. Patrizio Bianchi ha risposto che, in tre mesi, è stata compiuta una digitalizzazione di massa nel nostro Paese ma ‘è chiaro che la didattica a distanza non è solamente accendere un tablet e fare lezione’, considerando il problema degli esclusi. Occorrerà una ‘riflessione pedagogica curando la formazione degli insegnanti. Dovremo ripartire con una scuola migliore, che valorizzi i docenti e metta al centro gli studenti’.