Università
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Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa dell’Associazione Nazionale Docenti Universitari (Andu), in merito alle poche risorse destinate al settore universitario (1,4 miliardi) nel cosiddetto decreto Rilancio.

Comunicato Associazione Nazionale Docenti Universitari (Andu)

Il Decreto Legge “Rilancio” stanzia 55 miliardi. Nel DL, per non mettere a terra Alitalia, sono stati stanziati ben 3 miliardi (art. 206, comma 1 del DL). Per l’intero comparto dell’Università e della Ricerca sono stati invece stanziati soltanto 1,4 miliardi, briciole per un settore messo sottoterra da provvedimenti che nel corso di decenni sono stati mirati alla sua demolizione. In attesa della pubblicazione del DL nella G.U., è possibile leggere* gli articoli richiamati in questo documento ripresi dall’ultima versione del DL. Il link del testo in G.U. sarà inserito non appena disponibile nel sito dell’ANDU.

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Non si deve consentire che ancora una volta si penalizzi l’Università, Istituzione cardine per il rilancio culturale, sociale ed economico del Paese e pilastro fondamentale del suo assetto democratico. Per svolgere pienamente questo ruolo, l’Università va ricostruita, rendendola autonoma e libera, democratica e aperta a tutti.

In questa direzione è indispensabile e urgente che si attivi un movimento di lotta che veda unite tutte le componenti del mondo universitario (studenti, precari, docenti) per modificare profondamente, in sede di conversione parlamentare del DL, quanto previsto per l’Università.

COSA CAMBIARE

Di seguito si evidenziano alcuni contenuti e alcune “mancanze” del DL riguardanti l’Università e le relative proposte di modifica.

Studenti

Borse di studio

È ampliato il numero dei beneficiari delle esenzioni, totali e parziali, delle tasse e delle borse di studio (art. 227, commi 3 e 4). Occorre allargare la NoTax Area e garantire che le borse vengano attribuite a tutti gli idonei e che i criteri per le esenzioni siano uguali per tutti gli atenei.

Numero chiuso

Non è previsto nulla. Occorre invece deliberare immediatamente un programma per l’abolizione del numero chiuso entro pochi anni (4-5), periodo durante il quale ogni anno si dovrebbe aumentare il numero degli accessi e si dovrebbero adeguare i corsi di laurea per accogliere gli studenti. In particolare, considerando anche che a breve mancheranno 45.000 medici, per quest’anno dovrebbero essere consentiti almeno 20.000 accessi a medicina, tenendo conto che lo strumento di selezione attraverso i test è, a giudizio di tutti, una vera e propria lotteria; una lotteria ancora più strampalata se si dovesse ricorrere ai test online.

Dottorandi, assegneisti, docenti a contratto e Rtda

È prevista, a domanda e su fondi nazionali, la proroga di due mesi per i dottorandi che terminano il percorso quest’anno (art. 227, comma 5) (perché non per tutti i dottorandi?), mentre per gli assegneisti è consentita, su decisione locale e su fondi locali, una proroga di durata imprecisata (art. 227, comma 6) (perché il trattamento è diverso da quello dei dottorandi?). Nulla è previsto per i docenti a contratto e gli RTDa. È invece indispensabile prevedere la proroga, a domanda, per tutti gli attuali precari fino all’espletamento dei concorsi straordinari a professore di ruolo.

Scuole di specializzazione di medicina

Nel 2020 si bandiranno 13.200 borse di scuole di specializzazione a fronte di circa 22.000 laureati candidati (art. 5). Un numero di borse addirittura inferiore a quanto ipotizzato dal Ministro alla fine dell’anno scorso: “possiamo arrivare a un bando da 15.000 posti”. È invece indispensabile l’abolizione immediata del numero chiuso per le scuole di specializzazione, consentendo a tutti i laureati in medicina di accedere ad esse, per assicurare un più adeguato numero di specializzati al Sistema sanitario e per impedire che ancora una volta si lascino senza sbocchi migliaia di laureati.

Reclutamento nella docenza (RTDb)

Oltre ai già finanziati 1607 posti di RTDb, potranno essere banditi 3333 posti di RTDb (art. 227-bis, comma 1). È invece indispensabile bandire a partire da quest’anno, su fondi nazionali e oltre al naturale turnover, almeno 20.000 (5000 all’anno) posti di professore di ruolo, unico modo per recuperare i circa 15.000 posti in ruolo persi in oltre un decennio (e ogni anno se ne perderanno circa 1500) e per dare un credibile sbocco a buona parte degli attuali precari, circa il 90% dei quali sarebbe destinato all’espulsione dall’Università dopo anni e anni di sfruttamento (usa e getta). Inoltre, per impedire la formazione di nuovo precariato, occorre superare tutte le attuali figure precarie per sostituirle con una sola figura pre-ruolo di breve durata (tre anni), in numero rapportato agli sbocchi in ruolo, autonoma e adeguatamente garantita e retribuita. La distribuzione dei posti deve prescindere dalle indicazioni dell’ANVUR (Agenzia da abolire, assieme alle “connesse” ASN) e deve mirare a sostenere gli Atenei messi più in difficoltà dai definanziamenti e dalle ripartizioni volte a privilegiare gli Atenei auto-eccellenti. Bisogna altresì sottrarre la “gestione” dei concorsi agli Atenei (in realtà alla cooptazione personale, con i connessi arbitrii) e prevedere commissioni nazionali interamente sorteggiate tra tutti i professori, escludendo quelli che fanno parte degli atenei direttamente interessati.

RTI E ASSOCIATI

Nulla è previsto per gli attuali ricercatori di ruolo e associati. È invece necessario prevedere per i tutti i ricercatori di ruolo e per tutti gli associati che hanno conseguito l’ASN, il passaggio di fascia, immediato e automatico (senza ulteriori verifiche), con i relativi eventuali incrementi economici a carico dello Stato. È infatti inaccettabile che ricercatori di ruolo e associati con ASN si trovino ingiustamente discriminati rispetto ad altri colleghi nelle stesse condizioni.