Precari e concorso:
Precari e concorso: "una scelleratezza senza fine"

Riceviamo e pubblichiamo una lettera giunta in redazione da parte di un’insegnante di terza fascia a proposito del mega ‘quizzone’ da svolgersi nel pieno di un’epidemia mondiale.

Precari e concorso: le osservazioni di una docente di terza fascia

Proporre un concorso nel pieno di un’epidemia mondiale è una scelleratezza senza fine, che sottopone un intero paese al rischio. Aggiungo che il servizio prestato nella scuola deve trovare una sua valorizzazione. Ciò non significa vedersi regalato un posto fisso, ma questo deve essere ottenuto attraverso il riconoscimento delle molte responsabilità e dei diversi incarichi a cui un docente precario assolve esattamente come un collega di ruolo.

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Da molti giorni, ormai, leggo le esternazioni della dottoressa Bianca Laura Granato, sempre più cariche di astio. La dottoressa, senatrice della Repubblica e membro della Commissione cultura del Senato, ha definito, inizialmente, i docenti precari come un “pugno” di dissidenti, che rallentavano i “lavori” della Ministra verso l’organizzazione di un mega quizzone da svolgersi nel pieno di un’epidemia mondiale.

La stessa, con toni sempre più accesi, affermava che pretendevamo un concorso senza essere esaminati, imponendo la nostra volontà. Al culmine di questo clima ascendente di odio gratuito, sosteneva che gli oppositori al concorso avrebbero meritato la sospensione e additava i sindacati, nostri sostenitori, come dei sobillatori, alla ricerca di nuovi clienti per gli avvocati dei ricorsi.

C’è stato un tempo buio nella storia italiana, nel corso della quale gli insegnanti non tesserati di una fazione politica dittatoriale, venivano sospesi o licenziati; un tempo in cui era anche impossibile manifestare l’umano dissenso.

La dottoressa Granato me lo ha ricordato infelicemente, per i toni e per l’ottusa incapacità di rapportarsi alla realtà attuale, nonché per il selvaggio blocco di ogni voce che commentasse in modo divergente le sue affermazioni.

Da grande estimatrice della Costituzione, la dottoressa dovrebbe sapere che esiste anche l’articolo 21 in cui si ribadisce proprio tale diritto. Devo anche smentirla sul fatto che noi docenti precari di Terza fascia non siamo neppure un gruppo ristretto, perché i 2/3 della scuola procede grazie al nostro impegno. Più che di selezione, si dovrebbe parlare di valutazione, relativa a ciò che dobbiamo insegnare, non secondo il capriccio della Fortuna di una specie di “Rischiatutto”.

La proposta del PD sarebbe equa, perché consentirebbe le immissioni in ruolo a settembre e sensata, in quanto prevederebbe una o più prove al termine del primo, potenziale anno di prova. Il problema, per la dottoressa Granato, come per altri, sarebbe scoprire quanti molti di noi siano assai preparati sulle proprie materie e dotati di quella capacità di problem solving che soltanto chi ha lavorato sul campo può avere.

Resterebbe soltanto la vergogna di un gridare proveniente da uno scranno del Senato più antico del mondo, uscito dal dibattito civile e svolto nel monologo svilente di un social net-work.

Enrica Mannelli, Firenze

Una docente precaria fieramente in Terza fascia