Scuola ed emergenza coronavirus, decreto 'Cura Italia': polemica su 85 milioni per didattica a distanza

I genitori sono stufi della DAD (acronimo di Didattica a distanza) e sperano in un ritorno (quanto più vicino) alla normalità, per quanto riguarda l’inizio del prossimo anno scolastico. Proteste, come ci avverte il Resto del Carlino, anche da Ravenna, dove molti bambini hanno dovuto terminare la prima elementare, in maniera alternativa, molto limitata, rispetto alla classica didattica frontale.

DAD: le dichiarazioni di un genitore

Oggi 3 giugno 2020 è stato indetto una sciopero contro la DAD dalla rete “Priorità alla scuola”. Tra i genitori che parteciperanno alla manifestazione c’è anche Soheila Soflai Sohee, la quale ha dichiarato: “Il bilancio di questi quattro mesi è drammatico”. Sempre dal Resto del Carlino leggiamo come molti dei genitori manifesteranno assieme agli insegnanti presso piazza del Popolo.

Nonni e baby-sitter non bastano sempre

Sembra che nonni e baby-sitter, per quanto utili, non sempre siano stati sufficienti., durante questo periodo di crisi. A rimetterci, alla fine, sono sempre i bambini, vere vittime di questa situazione. I piccoli, in questi mesi non hanno potuto beneficiare del supporto dei genitori, il più delle volte impegnati entrambi sul posto di lavoro.

Bambini analfabeti

Quanto proviene dal contesto ravennate lascia basiti. Pare, infatti che diversi bambini non abbiano imparato a leggere, a scrivere o a fare di conto. Competenze inaccessibili, del resto, senza il supporto di un adulto. Per tutta la giornata di oggi, studenti e insegnanti che hanno partecipato allo sciopero risulteranno telematicamente irraggiungibili dai loro istituti scolastici

Lo sforzo ammirevole da parte dei docenti

Ammirevole, del resto, lo sforzo di molti docenti che hanno dovuto adattarsi ad un nuovo status quo, basato sulla oramai famigerata didattica a distanza, che ha stancato i più e che, sicuramente, necessita di più di un perfezionamento per risultare valida ed efficiente nel corso dei prossimi mesi, se non dei prossimi anni. Non è dato sapere, infatti, quando ai ragazzi sarà garantito un ritorno completo al metodo tradizionale scolastico.