Riapertura scuola
Riapertura scuola

E’ previsto per oggi giovedì 4 giugno alle 17.30 il tavolo di confronto, in cui si affronterà il tema della riapertura della scuola a settembre. Sarà presieduto dal premier Conte e ci saranno tutti “gli attori coinvolti”, così li ha definiti la ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, annunciandolo. Saranno presenti Patuanelli, Cts, Enti locali, Protezione civile, studenti e sindacati, che hanno confermato lo sciopero dell’8 giugno. La ministra vuole riaprire la didattica in presenza a settembre, ma non ha ancora un piano, solo linee guida.

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Niente piano ancora, solo linee guida

Chi pensava che questa fosse finalmente l’occasione per conoscere il piano del Governo per riaprire le scuole in sicurezza resterà deluso. Sarà solo un’occasione per un primo confronto, al quale dovrebbero seguirne altri. Il piano per la ripartenza della scuola arriverà soltanto intorno a metà giugno, spiega Huffingtonpost.it, e non sarà un piano vero e proprio, ma “linee guida e un pacchetto di strumenti che ogni scuola dovrà poi declinare per organizzare la ripartenza dell’anno”.

Intanto al Ministero dell’Istruzione si sta lavorando anche per definire l’accordo con gli Enti locali per individuare strutture e spazi esterni, ad esempio cinema, teatri, palestre, da utilizzare anch’essi, nella scuola riorganizzata sulla base del rispetto delle regole del distanziamento, per le attività didattiche. L’unica cosa certa e che almeno nelle intenzioni, il Ministro Azzolina è determinata a attuare quanto detto nei giorni passati, cioè di ritornare tutti a scuola in presenza.

Che ne sarà della Didattica a distanza

E la didattica a distanza? Sarà ancora utilizzata come strumento per tenere le lezioni? Non bisogna dimenticare che la didattica a distanza ha, pur con tutti i suoi limiti, contribuito a salvare l’anno scolastico, è stata comunque un’esperienza acquisita e non è escluso che possa continuare a essere usata come strumento integrativo. Tuttavia come già detto l’obiettivo della Ministra resta quello di riportare tutti a scuola in presenza, fermo restando l’incognita derivante dall’evoluzione del contagio da Covid.

Per raggiungere questo obiettivo ambizioso si punterà sulla flessibilità della didattica, che passa attraverso la riorganizzazione delle fasce orarie dell’ingresso e dell’uscita, delle lezioni e degli spazi in cui fare scuola. Nelle indicazioni consegnate dalla Task force al MIUR si parla di riduzione dell’orario delle lezioni, la cui durata potrebbe essere fissata a 40 minuti, in modo da essere funzionale agli ingressi scaglionati e alla turnazione dei docenti su più classi. Quanto agli insegnanti, servirà un incremento dell’organico del 10/15%, che dovrebbe interessare soprattutto le sezioni dell’infanzia, le classi della primaria e il primo biennio della secondaria di primo grado, dove secondo gli esperti la didattica in presenza è indispensabile.

Cosa dicono i Sindacati

I sindacati, che oggi siederanno al tavolo convocato dalla ministra, hanno confermato lo sciopero nazionale proclamato per l’8 giugno. Proprio contro la carenza di fondi specifici da destinare alla riorganizzazione della scuola puntano l’indice: “Le risorse stanziate nel decreto rilancio sono insufficienti”, taglia corto Maddalena Gissi, segretaria generale di Cisl scuola, che insieme a Cgil, Uil, Snals e Gilda “a meno di novità eclatanti, improvvise e positive” lunedì protesterà anche “per l’assenza di misure concrete per la ripartenza”.

Quanto alla riunione di oggi, Alessandro Rapezzi, della segreteria nazionale di Flc Cgil, dice: “mi sembra si sia ancora lontani dall’avere le idee chiare sul da farsi”. Mentre Pino Turi, segretario generale Uil scuola, manifesta il sospetto che sia stata convocata per depotenziare lo sciopero. “Non sappiamo qual è l’obiettivo e non vorremmo trovarci di fronte a un altro incontro basato non su elementi concreti ma solo su buone intenzioni. Serve un piano preciso che va discusso in Parlamento e risorse adeguate alla situazione difficile che vive la scuola italiana, acuita dalla crisi del Covid”.

Risorse adeguate, già. L’argomento sarà sicuramente sul tavolo di oggi e la questione potrebbe essere sottoposta anche dalla ministra Azzolina direttamente all’attenzione di Conte. Volendo escludere dal piano post Covid della scuola la didattica a distanza gli scenari possibili sono: dividere gli alunni in gruppi più piccoli, organizzare la didattica su turni tagliando gli orari, individuare nuovi spazi in cui fare scuola e aggiungere personale. Il che significherebbe dover mettere in gioco proprio quelle risorse sulle quali insistono i sindacati.