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Pubblichiamo il comunicato stampa del Sindacato Indipendente Scuola e Ambiente SISA sulle misure necessarie per il rientro a scuola a settembre.

Divisori in plexiglass, il vero miracolo italiano

In Italia ci sono otto milioni di studenti per 380mila classi, per una media di ventuno studenti per classe. Ipotizziamo, non potendo avere dati precisi dal Ministero dell’Istruzione, che poco meno della metà siano classi con meno di ventuno studenti e poco più l’altra metà intorno ai venticinque studenti e anche più, soprattutto nei centri che vanno dai 25/30mila abitanti fino alle città di oltre un milione di abitanti. Ragioniamo dunque che 180mila classi abbiano già quella quindicina di studenti che permettono il distanziamento sociale dei banchi sufficiente per i loro due milioni e 700mila studenti e non necessitino di divisori in plexiglas e andiamo ad affrontare il tema delle altre 200mila classi, quelle sovraffollate, in taluni casi con quasi trenta discenti, con un totale di ben cinque milioni e 300mila studenti.

Siamo quasi a metà giugno e secondo il governo, che non vuole sdoppiare le classi, utilizzare le aule vuote per il calo della natalità, che rifiuta l’accordo con il ministero della Difesa per recuperare per un anno gli immobili vuoti e adattarli ad aule scolastiche, è possibile produrre sei milioni (qualcuno di scorta sarebbe necessario, ovviamente!) di divisori in plexiglass, occuparsi celermente della loro distribuzione, procedere efficacemente alla loro installazione e riuscire a realizzare tutto questo in meno di tre mesi per arrivare ai primi di settembre perfettamente pronti per il tintinnio della prima campanella del nuovo anno scolastico.

L’impresa più che titanica appare fantascientifica, tuttavia con tutta evidenza è certo che i geniali “esperti” che hanno formulato la proposta una classe con 28 alunni non l’abbiano mai vista, perché quelle spaziose e che rispettino le norme sulla sicurezza per i metri quadrati necessari per ciascuno studente sono pochissime, in maggioranza son spazi in cui i banchi, le sedie, gli zaini e i gli studenti stessi formano un coacervo che, se non proprio dantesco, è difficilmente districabile. Ora, pur presumendo che produzione – distribuzione – installazione seguano le tempistiche fantasmagoriche immagine dal governo, tale progetto dovrebbe chiedere aiuto a Mary Poppins o al mago Merlino della Disney per far stare dentro la stessa aula studenti – banchi – sedie – zaini e pure i divisori in plexiglass.

A tutto questo, che ha già del miracoloso e del miracolistico, si aggiunge anche il problema del dopo, perché, ringraziando il cielo, le pandemie, per quanto possano essere lunghe, non sono eterne. Che si farà? Si buttano allegramente in discarica sei milioni di divisori di plastica, con un disastro ecologico degno del Guinness dei primati? Si conservano in cantina o in soffitta in vista della prossima pandemia? C’è certezza che le scuole abbiano spazi sufficienti per conservare, pensiamo a un istituto di media grandezza, da duemila a seimila divisori di plexiglass?

Silvio Berlusconi ha proposto per anni ai suoi elettori il sogno di un nuovo “miracolo italiano”, non avrebbe mai immaginato che molto tempo dopo di lui sarebbe arrivato un governo in grado di compierlo, materializzando sei milioni di divisori in plexiglas, là dove normalmente neppure dopo mesi e mesi di scuola si trovano le matite e il materiale di facile consumo, per non dire la carta igienica.

6 giugno 2020

Per il coordinamento nazionale SISA

Il Segretario Generale

Davide Rossi