Scuola e scrutini 2019/20: il pasticcio delle note Miur
Scuola e scrutini 2019/20: il pasticcio delle note Miur

Le note Miur sugli scrutini per l’anno scolastico 2019/20 stanno creando il caos nella scuola. Giorno 9 giugno, una nota ‘chiarificatrice’ del ministero ha contraddetto la precedente disposizione, facendo scoppiare la polemica. Vediamo cosa sta succedendo.

Scrutini 2019/20 e privacy

Si possono pubblicare o no i risultati degli scrutini ai tempi del coronavirus? La questione è stata gestita male dal Miur, che prima non è stato chiaro nell’ordinanza ministeriale, e poi si è contraddetto dando disposizioni opposte a dieci giorni di distanza.

Secondo le ultime disposizioni, gli esiti degli scrutini vanno pubblicati “con la sola indicazione per ciascun studente ammesso e non ammesso alla classe successiva”, nell’area riservata del registro elettronico, dove accedono gli studenti della classe di riferimento. I voti in decimi, compresi quelli negativi, saranno visibili ai singoli studenti e alle loro famiglie nell’area riservata. Questo nel rispetto della privacy.

Alcuni presidi avevano già pubblicato

Queste disposizioni sugli scrutini scuola 2019/20 hanno mandato i dirigenti scolastici su tutte le furie, perché intanto una parte di loro aveva già pubblicato gli esiti, mettendo in bella mostra sul web anche i voti insufficienti. Ed è successo perché il 28 maggio le indicazioni erano diverse. Il direttore generale del Ministero M.A. Palermo, aveva scritto ai presidi: “Nei casi (di) alunni ammessi alla classe successiva in presenza di voti inferiori a 6/10 in una o più discipline, anche i voti inferiori a 6/10 sono riportati, oltre che nei documenti di valutazione finale, nei prospetti generali da pubblicare sull’albo on line dell’istituzione scolastica”. Ovvero un albo pubblico.

Antonello Giannelli (Anp), ha scritto ad Azzolina: “Ritengo del tutto inaccettabile che, su una materia delicata come quella della pubblicazione degli esiti degli scrutini, si impartiscano nuove istruzioni in palese contrasto con quelle già diramate, meno di due settimane addietro”.