Scuola, riforma ordinamenti scolastici in vista? Tre ipotesi da Scuola Democratica: l'innovativa, l'intermedia e la continuista

A distanza di diversi anni dalla riforma Gelmini, si torna a parlare di riforma degli ordinamenti scolastici: la nuova proposta arriva dalla rivista scientifica ‘Scuola democratica’. 
All’interno di un articolo pubblicato sul primo numero del 2020 della rivista, vengono formulate tre ipotesi di riforma: si tratta dell’ipotesi innovativa, dell’ipotesi intermedia e di quella ‘continuista’.

Riforma ordinamenti scolastici, le tre proposte di ‘Scuola democratica’

L’ipotesi innovativa, quella più rivoluzionaria, prevede un ciclo unico di base con sei sub-cicli: i tre anni della scuola dell’infanzia; i primi due anni dell’attuale primaria; i secondi due anni; il quinto anno insieme al primo dell’attuale secondaria inferiore; l’attuale secondo e terzo anno della secondaria inferiore; il primo biennio della secondaria superiore. 

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L’ipotesi innovativa, ciclo unico di base con sei sub-cicli

I maestri della scuola dell’infanzia insegneranno nel primo sub-ciclo: i maestri elementari nei due successivi sub-cicli; i maestri con specifiche competenze + gli insegnanti delle medie si occuperebbero del quarto sub-ciclo. Nel quinto sub-ciclo gli insegnanti della media e nel sesto i prof delle superiori. L’obiettivo sarebbe quello di rafforzare il curricolo verticale, ‘addolcendo’ le attuali transizioni fra i cicli, in particolare quella fra primaria e secondaria.

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L’ipotesi intermedia ribattezzata ‘3+5+5’

Per l‘ipotesi intermedia si parla di tre anni di scuola dell’infanzia: ai cinque anni della primaria ne seguirebbero cinque di scuola secondaria inferiore, dove potrebbero insegnare sia gli attuali docenti delle medie sia gli attuali docenti delle superiori. 

I vantaggi ricalcherebbero più o meno quelli dell’ipotesi innovativa, seppur in maniera più contenuta. 

L’ipotesi continuista: 3+5+3+2

Infine, la terza e ultima proposta quella meno rivoluzionarie di tutte, la ‘continuista‘: 3+5+3+2. Con questa soluzione si eviterebbero gli shock di cambiamenti strutturali che coinvolgono in qualche misura anche gli status istituzionali degli insegnanti.

L’articolo completo è apparso sul n.1/2020 di Scuola democratica, rivista scientifica edita da Il Mulino. Chi volesse intervenire nel dibattito sulla riforma potrà farlo sul sito della rivista learning4.it.