Didattica a didattica e Censis
Didattica a distanza è tempo di bilanci. Un'indagine del Censis conferma le criticità del sistema scuola.

Didattica a distanza (Dad) sul banco degli imputati. Il Censis conferma il suo profilo poco inclusivo. Non andava meglio, però con la didattica in presenza.

Didattica a distanza, un’ indagine del Censis

La Didattica a distanza (Dad) ha praticamente concluso il suo compito. Ha rappresentato la migliore soluzione per non far scomparire il sistema scolastico durante la fase più acuta del contagio. Non ha lasciato soli i ragazzi! Non a caso molti la definiscono Didattica dell’emergenza(Dde).
Ora è il tempo dei consuntivi (indagini, ricerche…), in grado di liberare il dibattito dalle opinioni. Il Censis ci aiuta in questo compito con Il progetto “Italia sotto sforzo declinato nel “Diario della transizione 2020.
L’indagine a campione ha riguardato “2.812 dirigenti scolastici (più del 35% del totale: scuole statali e istituti equiparati agli statali della Provincia autonoma di Trento e della Valle d’Aosta). Tutte le aree del Paese sono adeguatamente rappresentate: il 25,3% del campione è costituito, infatti, da un dirigente di istituti dislocati nel Nord-Ovest del Paese, il 20,2% nel Nord-Est, il 18,9% nel Centro e il 35,6% nel Sud.

Didattica a distanza poco inclusiva

A fine marzo la Ministra Azzolina aveva riferito che il 94% degli studenti era coinvolto nella Dad. Il rilevamento costituito da 23 domande, porta con sé l’elemento di novità che quasi sempre è caratterizzato da alti tassi di interesse e curiosità. Poi però subentra la normalità, la fatica e la difficoltà a gestire l’innovazione. In altri termini, occorre fare i conti anche con una diversa disponibilità di device correlati allo status economico delle famiglie, di competenze informatiche dei genitori e degli alunni/studenti (Rapporto Istat, 2018).
Quindi non sorprende la fotografia del Censis scattata a fine aprile che registra “una dispersione nella Dad superiore al 5% degli studenti delle proprie scuole, suddivisi tra il 21,9% con una quota di studenti non raggiunti compresa tra il 5,1% e il 10% e il 18% che ha purtroppo lasciato finora sul campo più del 10% degli studenti”.

La Dad non poteva risolvere i problemi strutturali della scuola

In queste settimane molti docenti ripetono a gran voce: “Basta Dad! Ritorniamo alla scuola in presenza”. Fin qui nulla da obiettare. Opinabile, invece l’imputare tutti i problemi della scuola alla Dad, presentando uno scenario inclusivo inesistente pre-Covid.
La conferma proviene da un Editoriale di R.Ricci (ottobre 2019), Responsabile area prove INVALSI. La dispersione scolastica totale prodotta da quella implicita (possesso del titolo di studio superiore, ma con competenze di base inadeguate) e quella esplicita (precoce fuoriuscita dal sistema scolastico) si attesta su un valore superiore al 20%.
Ne consegue che i problemi della scuola non possono essere imputati alla Dad. Il suo profilo emergenziale deve escludure ogni altro compito, compreso quello inclusivo.

La Dad è stato uno strumento

Breve conclusione. Chi critica la dad per inficiare la didattica virtuale dimentica che la Didattica a distanza è solo uno strumento in mano agli insegnanti. Solo essi possono valorizzare o deprimerne l’uso. Ovviamente il trasferimento della modalità classica della lezione (9 su 10 secondo “Osservatorio Scuola a distanza” di Skuola.net”) non ha favorito l’immagine della Dad.