Didattica a distanza
Didattica a distanza, l'Istat conferma la poca inclusività della pratica emergenziale

Didattica a distanza, l’Istat conferma un dato impressionante di una scuola selettiva. Nulla di sorprendente se consideriamo un report dell’Istat risalente al 2018-19.

Didattica a distanza, poco inclusiva

Didattica a distanza, dopo lo studio del Censis analizzato qualche giorno fa, arriva un’altra conferma del suo carattere non inclusivo. La fonte è autorevole ed è rappresentata dall’annuale Rapporto Istat (2020). Si legge ”
si stima che durante il lockdown siano stati approssimativamente
3 milioni (tenendo conto dei dati del 2019) gli studenti di 6-17 anni che per la carenza di strumenti informatici in famiglia o per la loro inadeguatezza potrebbero aver incontrato difficoltà nella didattica a distanza. Una mancanza che, ancora una volta, si accentua nel Mezzogiorno, dove si ritiene che arrivi ad interessare circa il 20 per cento dei bambini.
Se consideriamo, quindi che gli studenti in totale sono otto milioni ca. il 37,5% dei ragazzi sono rimasti esclusi. Per loro la scuola è terminata con almeno tre mesi di anticipo. Il danno è enorme!

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Il dato non sorprende se consideriamo il pregresso

Nulla di nuovo! Il quadro prospettato dal Rapporto non sorprende, se lo colleghiamo a un’indagine recente (2018-19) condotta dallo stesso Istituto che indica che “il 33,8% delle famiglie non ha un computer o un tablet in casa, il 47,2% ne ha uno e il 18,6% ne ha due o più. La percentuale di chi non ne possiede sale al 70,6% tra le famiglie di soli anziani (65 anni e più),
ma scende al 14,3% tra le famiglie con almeno un minorenn
e…il 12,3% dei ragazzi tra 6 e 17 anni (850 mila) non ha un computer o un tablet a casa e la
quota raggiunge quasi un quinto nel Mezzogiorno (circa 470 mila).
Il 57,0% lo deve condividere con la famiglia
Nel 2019, il 92,2% dei ragazzi di 14-17 anni ha usato internet nei 3 mesi precedenti l’intervista, senza differenze di genere. Tuttavia meno di uno su tre presenta alte competenze digitali (il 30,2%, pari a circa 700 mila ragazzi), il 3% non ha alcuna competenza digitale mentre circa i due terzi presentano competenze digitali basse o di base
L’ultima parte conferma che l’espressione “nativi digitali” (M. Prensky 2001) riferita ai nostri ragazzi, rimanda semplicemente ad una condizione temporale che non comporta ipso facto il possesso di competenze. Del resto l’attuale configurazione semplificata di molti software, presenti negli smartphone e nei tablet, non favorisce la formazione di competenze digitali. Per conseguire lo scopo occorre ben altro che la conoscenza di poche e utili procedure da parte dei ragazzi.

Breve considerazione

La Dad, che definirei Didattica dell’emergenza, ha rappresentato la soluzione più semplice e immediata pensata da una scuola resiliente, che non si è fatta piegare da un evento imprevisto come la pandemia. I risultati non potevano essere diversi, se consideriamo il contesto di partenza ben fotografato dall’Istat. Era impensabile che la Dad potesse migliorare l’inclusività scolastica, partendo da una situazione familiare e sociale fortemente disuguale. Eppure, molti continuano ad accusare la Dad come unica responsabile del disastro educativo che ha cause lontane ( ne ho parlato qualche giorno fa) e vicine (sociali e familiari).