Riapertura scuole, oggi 19 agosto linee guida per i casi di contagio: le anticipazioni

Riapertura delle scuole, oggi 19 agosto la ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina incontrerà il Comitato Tecnico Scientifico e il commissario Domenico Arcuri per sciogliere i nodi legati alla deroga al metro di distanza in classe. In serata, poi, la ministra Azzolina, assieme al commissario Arcuri, incontrerà i presidi e i sindacati per discutere dei criteri di consegna dei banchi. 

Inoltre, sempre oggi 19 agosto, l’Istituto superiore di Sanità dovrebbe pubblicare le linee guida per i casi di contagio: si tratterà di un protocollo che i dirigenti scolastici e il personale potranno usare qualora si verificasse un caso di Covid-19 nella loro scuola.

Rientro a scuola, oggi 19 agosto attese le linee guida sui casi di contagio

Secondo quanto anticipato dal ‘Corriere della Sera’ di oggi 19 agosto, l’alunno o il docente o l’operatore scolastico che dovesse manifestare sintomi riconducibili al coronavirus andrà isolato, dotato di mascherina chirurgica e portato in un apposito locale apposito: qualora si tratti di uno studente, si attenderà l’arrivo dei genitori. In merito ai contatti avuti dal contagiato, sarà necessario attivare il tracciamento, comunicando all’Asl l’elenco delle persone che potrebbero, a loro volta, essere a rischio contagio.

Cosa accadrà in caso di contagio?

Un nodo da sciogliere riguarda il coinvolgimento degli insegnanti e dei compagni di classe. Secondo le linee guida dell’ISS, insegnanti e compagni potrebbero essere in quarantena: non tutto l’istituto (tranne nel caso di un vero e proprio focolaio) ma almeno la classe. In questo caso dovrebbe subentrare la didattica a distanza: il problema, però, è che i docenti in quarantena sono da considerarsi alla stregua di lavoratori in malattia.

I nodi da sciogliere

C’è poi un altro problema da risolvere: quello relativo al ritorno in classe dei malati non Covid assenti per più di cinque giorni. Il Cts sarebbe propenso alla presentazione di un certificato medico ma i pediatri, senza che intervenga una modifica nella normativa legislativa, non sono obbligati a farlo. 

Il governo starebbe pensando all’effettuazione di tamponi rapidi, gli stessi utilizzati a chi rientra da Paesi a rischio: la soluzione consentirebbe di accertare in tempi brevissimi la positività o meno del soggetto. Questa ipotesi potrebbe essere sperimentata, almeno all’inizio, nei casi in cui il contagiato risulti un genitore o un parente di un docente. Questi esami veloci consentirebbero di evitare la quarantena.