Scuola, riduzione oraria docenti: chiarimenti da nota sindacale

Aspettativa per motivi di famiglia, personali, studio o lavoro: secondo quanto contenuto al comma 1 dell’articolo 18 del CCNL 2007, l’aspettativa viene erogata a domanda dal dirigente scolastico al personale docente e ATA con contratto a tempo indeterminato, ai docenti di religione cattolica e al personale docente e ATA con contratto a tempo determinato (al 31 agosto, al 30 giugno), limitatamente alla durata dell’incarico. Ne deriva che risulta escluso dalla domanda di aspettativa il personale assunto a supplenza ‘breve’.

Personale docente e ATA, domanda di aspettativa per motivi familiari, personali, studio o lavoro

Secondo il comma 2 del suddetto articolo 18, il dipendente può essere collocato in aspettativa anche per motivi di studio, ricerca o dottorato di ricerca ovvero qualunque situazione riguardante il miglioramento ed ampliamento della preparazione professionale del docente.

La domanda di aspettativa può riguardare una diversa attività lavorativa: a tal fine, il lavoratore può stipulare un contratto di lavoro con un’altra amministrazione pubblica o con un soggetto privato, scuole paritaria comprese. 

Il collocamento del lavoratore in aspettativa avviene senza assegni, ovvero senza retribuzione e senza alcuna copertura previdenziale.
Il riconoscimento del diritto di fruizione dell’aspettativa si consegue solamente dopo la stipula del contratto di lavoro, la quale deve avvenire in assenza di condizioni di incompatibilità.

Domanda di aspettativa, modalità e durata

Il lavoratore dovrà presentare con ragionevole anticipo la domanda di aspettativa per iscritto, indirizzandola al dirigente scolastico: in essa dovrà essere specificato il motivo per cui si richiede l’aspettativa e la data di decorrenza dalla quale si intende fruire della stessa.
Il lavoratore, nell’istanza, dovrà, inoltre, specificare e attestare l’esperienza lavorativa per la quale intende essere collocato in aspettativa: qualora l’esperienza riguardi un Ente Pubblico, sarà sufficiente un’autocertificazione; se, invece, riguarda un soggetto privato, il dipendente sarà tenuto a presentare una certificazione che attesti la nuova esperienza lavorativa. 

Nel caso di aspettativa per motivi familiari o personali, il dipendente dovrà riportare il motivo della richiesta: eventualmente si potrà allegare documentazione di supporto all’istanza di aspettativa.

L’aspettativa per motivi di famiglia, personali e di studio può essere richiesta dal lavoratore senza soluzione di continuità o per periodi frazionati. In caso di fruizione senza soluzione di continuità, l’aspettativa non potrà avere una durata superiore a 12 mesi. Il periodo di aspettativa, comunque, non può superare la durata massimo di due anni e mezzo, nell’arco di cinque anni. Il quinquennio in questione è quello che verrà a scadere nell’ultimo giorno del nuovo periodo di aspettativa richiesto.